100 RICERCATORI RIVOLGONO UN APPELLO AL GOVERNO PER L’ISTITUZIONE DI UNA RISERVA MARINA NEL CANALE DI OTRANTO


Roma, 16 marzo 2021- 100 ricercatori facenti capo a 37 Università e Centri di ricerca italiani e esteri hanno firmato un appello indirizzato al governo italiano per sostenere urgentemente l’istituzione di una riserva marina nel canale di Otranto, tra Italia e Albania.  L’obiettivo è il recupero di stock ittici in grave sofferenza, la conservazione di ecosistemi marini vulnerabili e il ripopolamento dell’Adriatico.  La proposta avanzata da MedReAct e dall’Adriatic Recovery Project alla Commissione Generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), prevede la chiusura alla pesca di fondo di una zona ricca di habitat sensibili e specie vulnerabili e una riduzione dello sforzo di pesca nelle aree limitrofe.

Il degrado degli ecosistemi marini e l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche è una preoccupazione crescente nel Mediterraneo, in particolare in Adriatico dove la pesca industriale è praticata con grande intensità alterando gli habitat dei fondali e impoverendo gli stock ittici.

Basti pensare che proprio all’Adriatico spetta il triste primato della più alta intensità di pesca a strascico al mondo, con il risultato che vede oggi più del 90% delle risorse in via di esaurimento e una diminuzione del 70% di biomassa pescata rispetto a 35 anni fa.

Per contrastare questo declino nel 2017 la Commissione Generale per la Pesca del Mediterraneo (CGPM) ha istituito una riserva marina nella Fossa di Pomo in centro Adriatico. Da allora si è registrata nell’area una ripresa sorprendente della biomassa di scampi,  naselli ed altre specie. Il successo ottenuto proteggendo solo  l’1% dell’Adriatico, ha sollevando grande interesse da parte della comunità internazionale quale esempio di buona pratica e modello replicabile in altre aree del bacino. 

“I risultati della chiusura Fossa di Pomo – ha dichiarato  Domitilla Senni di MedReAct – dimostrano come l’istituzione di riserve marine o zone di restrizione alla pesca  possano contribuire al recupero della risorse ittiche e della biodiversità marina. Queste misure andrebbero replicate anche nell’Adriaco meridionale sostenendo il futuro di una pesca più responsabile e sostenibile”.

La zona identificata nel Canale di Otranto ospita importanti aree di nursery di specie commerciali come il gambero rosa, il nasello, lo scampo, il gambero rosso, il gattuccio boccanera e una varietà di habitat vulnerabili, tra cui comunità di coralli profondi, spugne, corallo bambù e pennatule. Tali specie creano eterogeneità e stabilità negli ambienti di fondo, aumentando la biodiversità e fornendo un importante rifugio a pesci e invertebrati, anche di valore commerciale. Inoltre, gli habitat di coralli profondi agiscono come aree di riproduzione permettendo il rinnovamento di specie ittiche sovrasfruttate e svolgendo un ruolo fondamentale negli ecosistemi dell’Adriatico.  

Secondo un recente studio proteggere solo il 5% di mare dalla pesca intensiva produrrebbe un aumento del 25% degli stock su scala globale.

Per questo nel 2018 è stata presentata alla CGPM una proposta per l’istituzione di una seconda FRA in Adriatico, nel Canale di Otranto, sulla quale il governo italiano però ancora non si è espresso.

“Rafforzare la tutela di aree marine particolarmente significative per la biodiversità va nella direzione di fermare la drammatica perdita di specie e habitat che sta minacciando il nostro mare e, al contempo, garantire la ricostituzione di stock ittici importanti dal punto di vista commerciale – ha dichiarato Federica Barbera, dell’Ufficio aree protette e biodiversità di Legambiente – “La nuova Strategia europea della biodiversità al 2030 sottolinea tra gli obiettivi chiave quello di incrementare le aree protette e le zone di tutela integrale e per questo chiediamo al ministro Patuanelli di ascoltare l’appello di tanti scienziati sostenendo l’istituzione dell’area di restrizione alla pesca nel Canale di Otranto per ripopolare il mare e garantire un futuro alla pesca”.

Appello al governo per il recupero dell’Adriatico – FRA di Otranto

Il degrado degli ecosistemi marini e l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche è una preoccupazione crescente nel Mediterraneo, in particolare in Adriatico, dove la pesca a strascico -particolarmente distruttiva per gli ecosistemi marini bentonici – è praticata con grande intensità alterando gli habitat dei fondali e impoverendo gli stock ittici.

Per contrastare il declino dell’Adriatico, nel 2017 la Commissione Generale per la Pesca del Mediterraneo (CGPM) ha istituito una Zona di Restrizione alla Pesca (Fisheries Restricted Area, FRA) nella Fossa di Pomo. Da allora si è registrata nella zona una ripresa sorprendente della biomassa di scampi e naselli, più che raddoppiata dall’istituzione della FRA . L’aumento di densità e abbondanza di giovanili di nasello, scampo e gambero rosa è stato osservato non solo all’interno della FRA – chiusa alla pesca di fondo – ma anche nelle aree adiacenti, suggerendo l’effetto spillover delle misure di tutela .

Il successo della FRA di Pomo sta sollevando grande interesse da parte della comunità internazionale quale esempio di best practice e modello replicabile in altre aree del bacino.

Nel 2018, è stata presentata alla CGPM una proposta per l’istituzione di una seconda FRA in Adriatico, nel Canale di Otranto, sulla quale il governo ancora non si è espresso.

La proposta prevede la chiusura di una zona ricca di habitat sensibili e una riduzione dello sforzo di pesca nelle aree limitrofe. L’area ospita infatti importanti aree di nursery di specie come il gambero rosa, il nasello, lo scampo, il gambero rosso, il gattuccio boccanera e una varietà di habitat vulnerabili, tra cui comunità di coralli profondi, spugne, corallo bambù e pennatule. Tali specie creano eterogeneità e stabilità negli ambienti di fondo, aumentando la biodiversità e fornendo un importante rifugio a pesci e invertebrati, anche di valore commerciale. Inoltre, gli habitat a Isidella elongata e le comunità di coralli profondi agiscono come aree di riproduzione permettendo il rinnovamento di specie ittiche sovrasfruttate, svolgendo un ruolo fondamentale negli ecosistemi dell’Adriatico.

Chiediamo pertanto al governo italiano di intervenire urgentemente sostenendo l’istituzione della FRA di Otranto, contribuendo così al recupero di stock ittici in grave sofferenza, alla conservazione di ecosistemi marini vulnerabili e al ripopolamento dell’Adriatico.

Pourquoi il faut fermer la FRA du golfe du Lion

Dix ONG interpellent les trois ministres en charge de l’environnement marin

Paris le 03 décembre 2020. Dix ONG, préoccupées par l’état du Golfe du Lion, demandent , sous la forme d’une lettre ouverte, aux trois ministères français en charge de l’environnement marin d’interdire de manière permanente tous types de pêche de fond dans la FRA du golfe du Lion et d’y délimiter une zone tampon où l’effort de pêche sera strictement encadré et contrôlé.

Depuis toujours, le golfe du Lion est une zone de pêche très convoitée par les flottes française et espagnole, ce qui a largement contribué à la dégradation considérable de la biodiversité observée ces 20 dernières années. La principale espèce victime de cette surexploitation est le merlu dont la sauvegarde était pourtant l’objectif premier de la mise en place par la Commission Générale des Pêches de Méditerranée (CGPM) de la zone de restriction des activités de pêche (Fisheries Restricted Areas, FRA), un outil essentiel pour permettre le rétablissement des populations de poissons et la protection d’écosystèmes marins vulnérables. 

Golfe du Lion : un échec patent

Depuis 2005, neuf FRA ont été instaurées en Méditerranée. Celle du golfe du Lion a été créée en 2009 dans le but de préserver les reproducteurs de merlu et d’autres espèces. Elle est unanimement considérée comme un échec pour une raison très simple : la CGPM y a autorisé le maintien de l’effort de pêche au niveau de celui de 2008. 

« Le merlu est maintenant au bord de l’effondrement sur tout le golfe du Lion, avec un taux de mortalité par pêche 15 fois supérieur au rendement maximal durable[1], le seuil considéré par la réglementation européenne comme durable  et le volume de captures dépasse de 100 % la biomasse du stock reproducteur» souligne Stéphan Beaucher, représentant de MedReAct.

Jabuka Pomo pit : une réussite éclatante

À l’opposé, Jabuka/Pomo pit, en mer Adriatique, une zone qui était surexploitée de longue date par les chalutiers de fond, est reconnue comme un modèle de réussite. La FRA y a été créée en 2017 ; elle comprend une réserve intégrale où la pêche de fond est interdite et une zone tampon dans laquelle l’effort de pêche a été réduit de moitié. Dix-huit mois après sa mise en place, les résultats étaient déjà probants :

  • La biomasse du merlu s’y est multipliée par 2,5 et celle de la langoustine a doublé ;
  • La FRA bénéficie d’un large soutien de la part des pêcheurs.[2]

Les enjeux de la fermeture de la FRA du golfe du Lion

En 2019, l’effort dans la FRA se résumait à 10 bateaux totalisant 170 jours de présence. Ces chiffres sont à comparer avec les 180 bateaux qui totalisaient plus de 10 000 jours/an sur le site de Jabuka Pomo pit avant la création de la FRA. Ces chiffres indiquent clairement que l’argument socio-économique qui sert systématiquement ou presque de prétexte pour ne pas mettre en œuvre des mesures de préservation ne tient pas. Loin de constituer un sacrifice, la fermeture de la FRA aux engins de fond est un investissement qui offre des retours à court, moyen et long terme, tant en matière d’augmentation de la biomasse, garante d’un avenir pour la pêche durable, que de régénération de la biodiversité marine, condition sine qua non de la résilience des océans et de leur capacité à stocker le carbone. »

« Plusieurs agendas convergent ; la Cour des Comptes européenne vient de publier un rapport[3] qui confirme en tout point les inquiétudes que l’on peut nourrir à l’égard des écosystèmes marins méditerranéens et parallèlement la Commission européenne travaille à l’élaboration des objectifs « biodiversité 30*30 », qui consistent à protéger 30% de la superficie terrestre à l’horizon 2030.  À l’heure où la France vient de doter son arsenal juridique du délit d’écocide, n’attendons pas que l’un des dix bateaux encore autorisés à pêcher sur la zone y capture le dernier merlu ! » a conclu Stéphan Beaucher.


[1]   Le rendement maximal durable est le seuil considéré comme durable  par la réglementation européenne.

[2] L’enquête menée par MedReAct (entretiens semi-directifs avec des pêcheurs italiens et croates) montre que 89% d’entre eux estiment que la FRA va améliorer la situation; 53% témoignent de la hausse des captures (de 60% en moyenne) et 42% ont constaté une augmentation de la taille moyenne des prises.

[3] Rapport spécial : « Milieu marin: l’UE offre une protection étendue, mais superficielle », Novembre 2020.

Image copyright – Laure Modesti-Jubin – 2020

OCEAN DAY: MEDREACT CALLS ON FRANCE TO FULLY PROTECT THE GULF OF LION FRA

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The Ocean is the heart of our Planet. Water covers more than two-thirds of the Earth’s surface. Ocean sustains us and we cannot survive without it.  The Covid-19 pandemic has awakened us to how much our livelihoods and well-being depend on a healthy planet, and how much we need thriving and diverse ecosystems to sustain our lives.

The oceans are all at risk, but it is the Mediterranean Sea that suffers from the highest overfishing rate globally. Fish stocks have been heavily exploited, and human impact has deteriorated its diverse and rich marine ecosystems for decades, if not centuries.

An emblematic case of the Mediterranean crisis is the Gulf of Lion, where overfishing has been increasing decade after decade, with 94% of assessed demersal stocks now overfished. The main victim is the European hake, which suffers from the highest overfishing rate in the European Union and Mediterranean waters. It holds the unenviable record of being fished 15 times over sustainable levels.

Protecting hake spawners and sensitive habitats was the main objective in creating a  Fish Recovery Area (FRA) in 2009 in the Gulf of Lion, the first of its kind in the Western Mediterranean Sea. But a recent study[i]shows that the FRA’s management measure—allowing overfishing to continue at its 2008 level—has clearly not reached its objective. It has even worsened the state of biomass of European hake and other commercial species in the area.

The study analyses four possible management scenarios for the FRA, through 2025 and through 2040, incorporating mild and more severe climate change trends. It concludes that, to secure the full recovery of European hake and the ecosystem in general, the FRA should be fully protected by closing it to demersal fisheries.

Despite being heavily overfished, the Mediterranean maintains a high recovery potential, as clearly proven by the Fish Recovery Area in Adriatic Jabuka/Pomo Pit, where a closure for demersal fisheries was introduced in 2017. Less than 2 years after its creation, the Jabuka/Pomo Pit FRA saw a dramatic increase in the biomass of hake and Norway lobster, and is now known as one of the best practices across the Mediterranean.

“In the light of these findings, we urge the French Government to close permanently the Gulf of Lion FRA to demersal fisheries.This is the only option that can fully recover the  depleted hake and  protect  sensitive habitats in the area. The French government must go beyond its general international engagement  on the protection of oceans and show  concrete commitment by closing the Gulf of Lion FRA to bottom fishing” said Stéphan Beaucher, from MedReAct.

[i]https://doi.org/10.1101/2020.02.22.960914

Squali in Mediterraneo, MedReAct lancia un appello: “Troppe ancora le catture accidentali in Italia. Bisogna fare di più per la loro tutela”.

Guida

Il Mediterraneo, vanta il triste primato della maggiore percentuale al mondo di squali e razze minacciate, con il 42% delle 71 specie valutate nella Lista Rossa delle specie minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).
 Tra le specie più soggette a catture accidentali c’è lo squalo Mako (Isurus oxyrinchus), una delle 24 specie protette a livello mediterraneo ed europeo (Regolamento (UE) 2015/2102 del 28 ottobre 2015 e Raccomandazione GFCM/42/2018/2), su cui vige il divieto di cattura, possesso, uccisione, commercio, trasporto e l’esposizione per fini commerciali, ma che continua ad essere vittima della pesca accidentale e in alcuni casi addirittura commercializzata. Come quello trovato proprio ieri sui banchi del Maas (Mercati Agroalimentari) di Catania e rivenduto come pesce spada. Un esemplare femmina lungo più di 4 metri, del peso di circa 700 kg e privo di testa e pinna.

Il Mako è una specie pelagica e costiera, presente anche in mare aperto, fino a 500 m di profondità. Una volta comune nel mar Mediterraneo, ora praticamente scomparsa da alcune aree, con un grave declino della popolazione del 99,99% dall’inizio del XIX secolo. Viene pescata accidentalmente dai palangari e tramagli e dalle tonnare.

Un altro episodio recente di cattura accidentale, da parte di un palangaro per la pesca al tonno è avvenuto sempre in acque siciliane. Il suo arrivo in porto a  Ognina (CT) è stato documentato con un video dagli stessi pescatori. L’esemplare è stato segnalato al Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, razze e chimere (GRIS) e è stato donato al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso (RG) per scopi scientifici.

“Per garantire la tutela di questa specie vulnerabile –  ha dichiarato Vittoria Gnetti, responsabile del progetto Come migliorare la conservazione di squali e razze a rischio nel Mediterraneo di MedReAct – le misure di tutela già esistono, basta solo che tutti le applichino. E’ quindi importante che i pescatori sappiano con precisione come comportarsi in caso di catture accidentali. Per questo stiamo diffondendo   una guida per il riconoscimento delle specie da rilasciare in mare pensata appositamente per loro”.

L’urgenza è resa ancora più necessaria dall’allarmante declino di queste specie. Infatti, oltre la metà delle 86 specie di squali, razze e chimere del Mediterraneo è minacciata e un terzo di queste è prossima al rischio di estinzione. Questo anche perché il loro ciclo di vita, a differenza di quello di altre specie di pesci, è molto lento, il loro periodo di gestazione è lungo, il loro livello di fecondità è basso così come lo è il tasso di riproduzione.

Tutte caratteristiche che li rendono particolarmente vulnerabili alle attività  pesca, per la difficoltà a ricostituire le loro popolazioni.

La guida, diffusa da MedReAct è stata prodotta in collaborazione con la Società Italiana di Biologia Marina (SIBM), l’Università di Padova, il Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, razze e chimere (GRIS) e il WWF e vuole essere uno strumento utile per riconoscere le specie che sono protette per legge e che quindi devono essere rilasciate, se pescate accidentalmente, e registrate sul giornale di bordo.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno del Shark Conservation Fund, un’organizzazione che mette a disposizione competenze e risorse per far fronte alle minacce che affliggono li squali e le razze del mondo. Shark Conservation Fund è un progetto della Rockefeller Philanthropy Advisors.

IN VENDITA SU EBAY L’ULTIMO PESCE DELL’ADRIATICO. APPELLO DI 16 ORGANIZZAZIONI AL MINISTRO BELLANOVA PER L’ISTITUZIONE DI UNA FRA NEL CANALE DI OTRANTO

Ebay ultimo pesce

Roma, 16 dicembre 2019- E’ l’ultimo pesce rimasto in Adriatico. Chi proprio non può rinunciare al menù di pesce della vigilia di Natale, può acquistarlo, da oggi, su ebay a 3000 euro. A lanciare la provocazione è l’organizzazione ambientalista MedReAct per ribadire l’urgenza di tutelare il Mediterraneo, e in particolare l’Adriatico, dalla pesca intensiva a cui è sottoposto da decenni. Metodi invasivi che hanno trasformato in pochi anni il Mediterraneo in un mare desertificato, nel quale quasi l’80% degli stock ittici sono pescati ben oltre i livelli di sostenibilità, mentre l’Adriatico è la regione con la più alta intensità di pesca a strascico al mondo.

Per promuoverne il recupero, 16 organizzazioni, che rappresentano complessivamente migliaia di cittadini italiani, hanno rivolto oggi un appello al Ministro Teresa Bellanova, chiedendole di promuovere l’istituzione di un’area di ripopolamento marino nel Canale di Otranto. Nei prossimi mesi, infatti, il nostro governo dovrà decidere se sostenere o meno l’istituzione della più grande riserva marina del Mediterraneo, situata nel Canale di Otrantouna proposta presentata da MedReAct e dall’Adriatic Recovery Project alla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM) già nel 2018. In quest’area si trovano infatti importanti habitat per diverse specie commerciali, come il gambero rosso, il gambero rosa, il nasello e il gattuccio boccanera, alcune fortemente sovrasfruttate e rare specie vulnerabili, come i coralli bianchi e il corallo bamboo, che se tutelati potrebbero contribuire al  ripopolamento dell’Adriatico.

Nel 2017 una misura simile venne introdotta dalla CGPM in centro Adriatico, con l’istituzione della prima zona di ripopolamento ittico (Fish Recovery Area, FRA) dell’Adriatico. I risultati del piano di monitoraggio indicano una ripresa sorprendente della biomassa di scampi e naselli, più che raddoppiata in meno di due anni dall’istituzione  della FRA. Oggi la FRA della Fossa di Pomo costituisce un caso internazionale di buona pratica, citata come modello da replicare per raggiungere l’obiettivo, sancito dalla Dichiarazione di Malta, MedFish4Ever, di costituire una rete di FRA in tutto il Mediterraneo entro il 2020.

“Ci auguriamo che la Ministra Bellanova voglia ascoltare l’appello di tante organizzazioni e si attivi per la tutela dell’Adriatico cogliendo questa opportunità, per  offrire un futuro alle risorse ittiche e alla pesca sostenibile” ha dichiarato  Domitilla Senni  di MedReAct.

Contestualmente è partita la petizione (su change.org): Non ci saranno più pesci! Stop allo sfruttamento del mare Adriatico!: http://chng.it/vsThGBTTn2

ebay link:https://tinyurl.com/rfgugwe

Queste le organizzazioni che hanno aderito  all’appello:

AdriaPAN, Adriatic Recovery Project, AMP Porto Cesareo, AMP Torre Guaceto, Associazione Magna Grecia, Associazione Puglia&Mare,Centro Recupero Tartarughe Marine – Museo di Storia Naturale del Salento (MSNS), Centro Studi Cetacei, Coppula Tisa, GAL Alto Salento, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, MedReAct, Porto Museo di Tricase, Reef Check Italia

VALORACIÓN DE MEDREACT SOBRE LA CONFERENCIA MINISTERIAL DE ALTO NIVEL DE MARRAKESH MedFish4Ever

Marrakech, 12 de junio de 2019

Habiendo transcurrido dos años desde la declaración MedFish4Ever, firmada en Malta el año 2017, el 11 y 12 de junio se ha celebrado una Conferencia ministerial de alto nivel en Marrakech para revisar los avances logrados en los objetivos establecidos en la declaración, así como para renovar e intensificar los compromisos adquiridos por los dieciséis países mediterráneos firmantes, que se deben llevar a cabo en los próximos diez años.

En esta reunión se han podido constatar principalmente los siguientes aspectos:

  • El compromiso político por parte de todas las partes firmantes para continuar la implantación de la declaración MedFish4Ever se mantiene.
  • Existe un consenso en la necesidad de priorizar la lucha contra la pesca IUU (pesca ilegal, no regulada y no registrada).
  • Se ha enfatizado la necesidad de continuar desarrollando y ampliando las medidas fundamentadas en la gestión geográfica, a través de las Áreas de Restricción Pesquera. En este sentido se ha destacado como buena práctica el área creada en este periodo en la fosa de Jabuka/Pomo (Adriático). En palabras textuales del representante de Croacia, “ha salvado el Adriático”. Y se ha constatado la posibilidad de replicar el modelo. En esta misma línea el Gobierno Español ha expuesto su compromiso a extender las áreas restringudas a la pesca para proteger los juveniles en el Golfo de León.
  • Todos los actores comparten la necesidad de mejorar la recogida y análisis de datos existentes.
  • Igualmente, se ha evaluado el Plan de Acción para garantizar el futuro de la pesca artesanal.
  • Finalmente destacar que el Comisario Europeo de Medio Ambiente, Asuntos Marinos, y Pesca, Karmellu Vela, ha realizado al final de la conferencia una intervención enfatizando la necesidad de actuar de manera urgente. Una llamada clara para pasar de las palabras a la acción.
  • Se ha anunciado para dentro de dos años un nuevo encuentro de alto nivel para evaluarlos avances obtenidos.

Ante estos resultados principales, MedReact (www.medreact.org) hacemos la siguiente valoración:

  • Valoramos que el desarrollo de este encuentro político de alto nivel constata que el interés político no ha decaído desde 2017 y estamos en una fase de interés político alto en la lucha contra la sobrepesca en el Mediterráneo; nos encontramos por tanto ante una oportunidad de cambiar la preocupante situación actual.
  • Constatamos que se han dado algunos pasos adelante desde el momento de la declaración de Malta, pero esperamos ver una aceleración en las actuaciones comprometidas, y el desarrollo de nuevas actuaciones para conseguir los objetivos planteados en la declaración MedFish4Ever.
  • En particular MedReact ha puesto énfasis en la necesidad de ampliar las Zonas de Restricción Pesquera y mejorar las ya existentes, como es el caso de la Zona de Restricción Pesquera del Golfo de León.

NOTAS

La Declaración MedFish4Ever tiene como objetivo garantizar la sostenibilidad medioambiental, económica y social de la pesca en el Mediterráneo a largo plazo. Firmado en marzo de 2017, consta de una serie de compromisos de los Estados de la región para dar un paso decisivo en la próxima década para mejorar la gestión y la gobernanza de la pesca. La Declaración MedFish4Ever está disponible en su totalidad en la siguiente dirección: https://ec.europa.eu/fisheries/sites/fisheries/files/2017-03-30-declaration-malta.pdf

Ha sido ratificada por 16 países ribereños del Mediterráneo: Albania, Argelia, Bosnia y Herzegovina, Croacia, Chipre, Francia, Grecia, Italia, Malta, Mónaco, Montenegro, Marruecos, Eslovenia, España, Túnez y Turquía, así como la Unión Europea.

MedReAct appelle la France et l’Espagne à stopper l’effondrement du merlu et à fermer la zone de restriction de la pêche du Golfe du Lion

Marrakech, le 11 juin 2019 

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Cette semaine, une Conférence ministérielle de haut niveau aura lieu à Marrakech les 11 et 12 juin pour examiner les progrès accomplis dans la réalisation des objectifs de la Déclaration MedFish4Ever, et renouveler et intensifier les engagements sur dix ans que 16 pays méditerranéens avaient signés en 2017 à Malte.

Il s’agissait alors de reconstituer les stocks de poisson et de protéger les habitats vulnérables et de développer, entre autres mesures, des zones de restriction de la pêche (Fisheries Restricted Area, FRA). L’objectif était d’assurer une protection efficace pour au moins 10% de la mer Méditerranée et de ses principaux habitats (par exemple, les zones de reproduction et d’accroissement des espèces commerciales), d’ici 2020.

C’est dans le prolongement de la déclaration MedFish4Ever qu’a été mise en place une zone de restriction à la pêche dans la fosse de Jabuka Pomo, située dans l’Adriatique centrale, une nurserie essentielle pour le merlu et la langoustine. Les résultats préliminaires de cette mesure, présentés par l’Institut océanographique croate au sous-comité de la Commission Générale des Pêches en Méditerranée (CGPM) pour la mer Adriatique en mai 2019, indiquent une forte augmentation de la biomasse d’espèces commerciales clés, comme le merlu, en moins de deux ans.

Cependant, d’autres pays méditerranéens sont loin d’offrir des résultats aussi encourageants. C’est le cas de la zone de restriction à la pêche du Golfe du Lion. Cette zone, initialement considérée comme “un refuge pour les géniteurs et les juvéniles des espèces exploitées à des fins commerciales garantissant la durabilité des pêcheries concernées” (Comité consultatif scientifique de la CGPM, 2008) n’a produit aucun résultat tangible depuis sa création, c’est à dire il y a déjà une décennie. Continue reading MedReAct appelle la France et l’Espagne à stopper l’effondrement du merlu et à fermer la zone de restriction de la pêche du Golfe du Lion

MedReAct solicita al gobierno Francés y Español medidas urgentes para detener el colapso de la merluza y cerrar el área de restricción a la pesca en el Golfo de León

Marrakech, 11 de junio de 2019

WhatsApp Image 2019-06-11 at 11.12.33Esta semana se celebrará una Conferencia ministerial de alto nivel en Marrakech para revisar los avances logrados en los objetivos establecidos en la declaración MedFish4Ever, así como para renovar e intensificar los compromisos adquiridos por los dieciséis países mediterráneos firmantes de la declaración de Malta de 2017 que se deben llevar a cabo en los próximos diez años.

Se trata de medidas orientadas a recuperar las poblaciones de peces, proteger los hábitats vulnerables y desarrollar, entre otras, Áreas Restringidas de Pesca (FRA por sus siglas en inglés). El objetivo es proporcionar una protección efectiva en al menos el 10% del Mar Mediterráneo y sus principales hábitats (por ejemplo, protegiendo áreas de reproducción y crecimiento de especies comerciales) a más tardar en el año 2020.

Para dar seguimiento a la declaración MedFish4Ever, se estableció una zona de restricción de pesca en la Fosa del Jabuka/Pomo, ubicada en el Adriático central, un vivero esencial para la merluza y la cigala. Los resultados preliminares de esta medida, presentados en mayo de 2019 por el Instituto Oceanográfico de Croacia al Subcomité de la Comisión General de Pesca del Mediterráneo (CGPM) para el Mar Adriático, indican un fuerte aumento en la biomasa de especies comerciales clave, como la merluza, en menos de dos años.

Sin embargo, otros países mediterráneos están lejos de ofrecer resultados tan alentadores. Este es el caso de la zona de restricción de pesca del Golfo de León. Esta área, inicialmente considerada como “un refugio para reproductores y juveniles de especies explotadas comercialmente que garantiza la sostenibilidad de las pesquerías en cuestión” (GFCM Scientific Advisory Committee, 2008) no ha producido ningún resultado tangible desde su establecimiento, hace ya una década. Continue reading MedReAct solicita al gobierno Francés y Español medidas urgentes para detener el colapso de la merluza y cerrar el área de restricción a la pesca en el Golfo de León

Mediterranean Recovery Action