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LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE PLAUDONO ALLA DECISIONE ITALO-CROATA DI APPLICARE IL DIVIETO DI STRASCICO NELLA FOSSA DI POMO

ComunicatoROMA, 28.09.15 – Dopo il fermo biologico del 2015, riapre oggi la pesca a strascico per i pescherecci iscritti nei compartimenti marittimi da Pesaro a Bari. Rispetto agli anni precedenti però c’è un’importante novità per gli stock di merluzzo e di scampi dell’Adriatico centrale, decimati da decenni di pesca eccessiva. Nell’area della Fossa di Pomo, in parte situata anche in acque internazionali, i governi di Italia e Croazia hanno infatti adottato delle misure aggiuntive per impedire la pesca a strascico, e preservare un’area importante per la sua biodiversità marina e per la ricostituzione degli stock.

La pesca a strascico, particolarmente distruttiva per gli ecosistemi dei fondali marini, è vietata in quest’area dal 1998, quando parte della Fossa di Pomo venne designata come Zona di Tutela Biologica. Da allora, la mancanza di regolamenti attuativi e la difficoltà di far applicare lo stesso divieto anche alla flotta croata, hanno di fatto vanificato la norma, consentendo che le attività illegali di pesca a strascico continuassero indisturbate.

«L’adesione della Croazia all’Unione europea nel luglio 2013 ha consentito di superare questi ostacoli, e di giungere oggi ad un importante risultato di cui va dato atto sia alla stessa Croazia che all’Italia», dichiarano Greenpeace, Legambiente, Marevivo, MedReAct e WWF. Accogliamo con favore le nuove misure di tutela della Fossa di Pomo, e ci aspettiamo controlli severi da parte delle Capitanerie, per evitare il perdurare della pesca illegale. Proteggere la Fossa di Pomo dovrebbe essere un interesse primario dei pescatori, considerando che al suo interno si trovano le più importanti area di riproduzione dell’Adriatico di specie ittiche ad alto valore commerciale».

Secondo le valutazioni della Commissione europea, gli stock del Mediterraneo sono i più soggetti alla pesca eccessiva di tutta l’UE. Nell’Adriatico centro-settentrionale, una delle zone più importanti per il settore della pesca nazionale, lo sforzo di pesca sugli stock di nasello è più che triplo rispetto alla soglia di sostenibilità. Per rientrare entro il 2020 nei parametri richiesti dalla Politica Comune della Pesca europea, occorrerebbe una riduzione dello sforzo di pesca di oltre il 70 per cento rispetto ai valori attuali.

L’istituzione di Zone di Tutela Biologiche, ovvero di aree chiuse alle attività di pesca più impattanti, costituisce uno strumento fondamentale per tutelare e recuperare gli ecosistemi marini, anche in acque internazionali dove fino ad oggi sono mancate serie iniziative di tutela e conservazione.

«Il nostro auspicio è che anche il settore della pesca si renda finalmente conto della necessità di ripopolare il mare, e allo stesso tempo la smetta di continuare a difendere un modus operandi che sta solamente svuotando i nostri mari, a causa di una visione miope, finalizzata solo al profitto a breve o brevissimo termine», concludono le associazioni ambientaliste.

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New scientific study on Marine Protected Areas in the Mediterranean

A new scientific study on Marine Protected Areas in the Mediterranean has been published in Plos One.

In the article “Large-Scale Assessment of Mediterranean Marine Protected Areas Effects on Fish Assemblages” the researchers found that the level of protection greatly affected the fish communities. No-take MPAs showed the greatest recovery of fish communities, with recovery in intermediate-protection MPAs closer to that of unprotected areas. Furthermore, the numbers and total mass of apex predators, carnivores and detritivores were greater in no-take MPAs, compared with the other areas.

The estimated total weight of the fish per square metre of seabed and the numbers of different species were also significantly greater in the no-take MPAs compared with the other areas. In no-take zones, the average weight was approximately 84 g/m2 , compared with around 30 g/m2 in areas with intermediate protection and 10 g/m2 in non-enforced MPAs and unprotected areas.

Importantly, highly protected MPAs contained much greater densities of commercially valuable fish.The results showed that the numbers of invasive species or southern Mediterranean fish that thrive in warmer waters were similar in both MPAs and unprotected areas. Although this means that it is likely that MPAs do not protect against these threats, it also shows that the extra biodiversity found in MPAs was not driven by invasive or warm-water fish.

These results reinforce other studies of single MPAs, which have shown that highly protected areas offer the best chance for fish stocks and entire ecosystems to recover in the Mediterranean Sea.