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No alla riapertura della pesca a strascico nell’area della Fossa di Pomo

L’appello internazionale di Greenpeace, Legambiente, Marevivo e MedReAct contro gli annunci del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

“Basta con annunci pericolosi, irrazionali e tecnicamente ingiustificati. Occorre piuttosto elaborare con urgenza ulteriori misure che tutelino le aree più importanti per i cicli vitali di risorse ittiche purtroppo allo stremo e per la ricostruzione degli stock in Adriatico”.

pomo7 agosto 2016- Pericolosi, irrazionali e tecnicamente ingiustificate. Così le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Marevivo e MedReAct giudicano le intenzioni del sottosegretario Castiglione, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di “riaprire” alla pesca a strascico nell’area della Fossa di Pomo (o Jabuka Pit), in parte situata anche in acque internazionali, che ospita nursery tra le più rilevanti per l’economia della pesca in Adriatico. È evidente, invece, la necessità di elaborare, con urgenza, ulteriori misure che tutelino le aree più importanti per i cicli vitali di risorse ittiche purtroppo allo stremo, attivando al contempo un percorso partecipato che porti a soluzioni eque, ma rapidamente efficaci, per la ricostruzione degli stock in Adriatico. L’appello arriva in occasione del passaggio nell’alto Adriatico della Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente che è anche quest’estate è partita per il suo viaggio a difesa dei mari e delle coste italiane.

La pesca a strascico, particolarmente distruttiva per gli ecosistemi dei fondali marini, è vietata in quest’area dal 1998, quando parte della Fossa di Pomo venne designata come Zona di Tutela Biologica, ma il divieto non sarebbe mai stato applicato fino allo scorso anno. La chiusura della Fossa di Pomo si inquadra da un lato nel contesto generale della crisi delle risorse alieutiche del Mare Adriatico (e del Mediterraneo tutto) e dall’altro in un rinnovato slancio della cooperazione tra Italia e Croazia, che è la premessa necessaria alla ricostruzione degli stock ittici dell’area.

Mentre lo scorso anno abbiamo accolto con soddisfazione le misure restrittive introdotte dal Decreto del 3 luglio 2015 per tutelare questa importante zona dell’Adriatico, oggi apprendiamo con timore gli annunci del Ministero di una possibile riapertura della Fossa alla pesca – sottolineano Greenpeace, Legambiente, Marevivo e MedReAct nell’Adriatico centro-settentrionale, una delle zone più importanti per il settore della pesca nazionale, lo sfruttamento del nasello o degli scampi sono più che tripli rispetto alla soglia di sostenibilità. Per rientrare entro il 2020 nei parametri della Politica Comune della Pesca, occorrerebbe una riduzione dello sforzo di pesca di oltre il 70 per cento rispetto ai valori attuali”.

L’istituzione di Zone di Tutela Biologiche, ovvero di aree chiuse alle attività di pesca più impattanti, costituisce uno strumento fondamentale per tutelare e recuperare gli ecosistemi marini, anche in acque internazionali dove fino ad oggi sono mancate serie iniziative di tutela e conservazione. «Il nostro auspicio – proseguono le associazioni – è che anche che chi opera con lo strascico e altre attrezzi distruttivi si renda finalmente conto della necessità di ripopolare il mare, e allo stesso tempo la smetta di continuare a difendere un modus operandi che sta solamente svuotando i nostri mari, a causa di una visione miope e un approccio predatorio finalizzato solo al breve o brevissimo termine”.

Da sottolineare, inoltre, che l’attuale fase di “chiusura reale” della Fossa di Pomo, è sottoposta a un doveroso monitoraggio scientifico. Una eventuale decisione in merito al futuro delle misure vigenti nell’area non può che tener conto dei risultati di questo monitoraggio. “Ci sembra peraltro irrealistico che in meno di un anno il monitoraggio possa produrre risultati attendibili. Il Ministero avrebbe così speso fondi pubblici per una attività scientifica di cui poi semplicemente ignorerebbe le conclusioni. È necessario e doveroso attendere che i risultati del monitoraggio, per lo meno triennale, siano elaborati e resi noti per discutere dei passi successivi” concludono le associazioni.

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MEDITERRANEAN FISH STOCKS ON THE BRINK

State of commercial fish stocks in the Mediterranean EU waters
State of commercial fish stocks in the Mediterranean EU waters

On the eve of the High Level Seminar on Mediterranean Fish Stocks (Catania, 9-10 February 2016), organized by the European Commission (EC), MedReAct warns that Mediterranean stocks are running out of time. While a number of EU stocks in Northern Europe begin to show recovery signs, scientific advice on the Mediterranean paints a far breaker picture.  Despite success stories like the partial recovery of bluefin tuna, in the Mediterranean stocks are largely overfished and/or in a bad state, in particular stocks exploited mainly or exclusively by the EU fleets. According to the EC, of all stocks assessed in the Mediterranean and the Black Seas:

  • 96% of the EU stocks are overfished, with an average ratio of current fishing three times higher than fishing at sustainable level. For stocks such as hake, red mullet, black bellied anglerfish and blue whiting, current fishing mortality rates have been more than six times higher than sustainability levels (MSY) [1].
  • 91% of stocks shared with Third countries are exploited well above MSY, with an average ratio of current fishing two times higher than fishing at MSY level.

Under the reformed EU Common Fisheries Policy (CFP), fishing limits must be set at sustainable/MSY levels no later than 2020. To comply with the CFP and stop overfishing, scientists are calling for the average reduction of fishing effort in the Mediterranean between 50% and 60%. However, even this may not be sufficient.

A new study [2] by Daniel Pauly and Dirk Zeller, from the Sea Around Us Project, “reconstructed” fish catch levels utilizing data missing from official sources, such as from recreational fisheries, discards, and illegal fishing, and found that between 1950 and 2010, Mediterranean catches were 50% higher than reported by FAO and are declining more strongly since the 1990s.

For some of the Mediterranean countries such as Italy, the study estimates that in the same time period “the total catch was 2.6 times the data presented by FAO” and that illegal unreported fishing represented 54% of all catches. For France, Mediterranean catches were calculated more than twice the official data, whereas for Greece the reconstructed catches were 57% larger than the nationally reported data for the same time period.

“This dramatic situation calls for immediate measures to combat illegal fishing, reduce fishing effort, introduce recovery plans for those species most at risk and close nursery and spawning areas to allow the sea to recover” said Domitilla Senni from MedReAct, an environmental organisation that promotes actions for the recovery of Mediterranean marine biodiversity.

[1] Maximum sustainable yield (MSY) is the largest average yield, or catch, that can theoretically be taken from a species’ stock under constant environmental conditions without having an impact on the long-term stability of the population.

[2] Catch reconstructions reveal that global marine fisheries catches are higher than reported and declining. Daniel Pauly & Dirk Zeller. January 2016.

Sardine Fisheries: Resource Assessment and Social and Economic Situation

This study describes fisheries, stock status, ICES advice and management measures for the Northern and Southern sardine stocks in EU Atlantic waters. Information on sardine biology and ecology is provided for a better understanding of stock development. Social and economic dimensions are addressed for sardine fisheries in France, Spain and Portugal. The study provides recommendations to improve knowledge on the species and indicates management measures which might be considered for the sustainability of the fisheries.

Link: Sardine Fisheries: Resource Assessment and Social and Economic Situation

External author: Alexandra Silva and Ana Moreno (Instituto Português do Mar e da Atmosfera – IPMA, I.P.)

Making the Common Fisheries Policy a reality means ending overfishing

Article from MedReAct at The Parliament Magazine Issue 421.

TheParliament_ENTIn a special issue of The Parliament Magazine dedicated to fisheries policy, together with the participation of some leading members of the Committee on Fisheries of the European Parliament, like Alain Cadec, Linnéa Engström, Gabriel Mato and Renata Briano, MedReAct/ENT has written an article that highlights the binding commitment of the Common Fisheries Policy to end overfishing. This is a first step for restoring fish stocks, delivery a healthy marine environment, profitable fisheries, and viable coastal communities.

The article also highlights the importance of putting in place multi-annual plans (MAPs) for the different regions and fisheries in the EU, with the aim to move beyond the short-term decision-making for each year’s fishing limits, and achieve sustainable fishing for the long-term. As well as the need to establish fishing opportunities not exceeding scientific advice.

LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE PLAUDONO ALLA DECISIONE ITALO-CROATA DI APPLICARE IL DIVIETO DI STRASCICO NELLA FOSSA DI POMO

ComunicatoROMA, 28.09.15 – Dopo il fermo biologico del 2015, riapre oggi la pesca a strascico per i pescherecci iscritti nei compartimenti marittimi da Pesaro a Bari. Rispetto agli anni precedenti però c’è un’importante novità per gli stock di merluzzo e di scampi dell’Adriatico centrale, decimati da decenni di pesca eccessiva. Nell’area della Fossa di Pomo, in parte situata anche in acque internazionali, i governi di Italia e Croazia hanno infatti adottato delle misure aggiuntive per impedire la pesca a strascico, e preservare un’area importante per la sua biodiversità marina e per la ricostituzione degli stock.

La pesca a strascico, particolarmente distruttiva per gli ecosistemi dei fondali marini, è vietata in quest’area dal 1998, quando parte della Fossa di Pomo venne designata come Zona di Tutela Biologica. Da allora, la mancanza di regolamenti attuativi e la difficoltà di far applicare lo stesso divieto anche alla flotta croata, hanno di fatto vanificato la norma, consentendo che le attività illegali di pesca a strascico continuassero indisturbate.

«L’adesione della Croazia all’Unione europea nel luglio 2013 ha consentito di superare questi ostacoli, e di giungere oggi ad un importante risultato di cui va dato atto sia alla stessa Croazia che all’Italia», dichiarano Greenpeace, Legambiente, Marevivo, MedReAct e WWF. Accogliamo con favore le nuove misure di tutela della Fossa di Pomo, e ci aspettiamo controlli severi da parte delle Capitanerie, per evitare il perdurare della pesca illegale. Proteggere la Fossa di Pomo dovrebbe essere un interesse primario dei pescatori, considerando che al suo interno si trovano le più importanti area di riproduzione dell’Adriatico di specie ittiche ad alto valore commerciale».

Secondo le valutazioni della Commissione europea, gli stock del Mediterraneo sono i più soggetti alla pesca eccessiva di tutta l’UE. Nell’Adriatico centro-settentrionale, una delle zone più importanti per il settore della pesca nazionale, lo sforzo di pesca sugli stock di nasello è più che triplo rispetto alla soglia di sostenibilità. Per rientrare entro il 2020 nei parametri richiesti dalla Politica Comune della Pesca europea, occorrerebbe una riduzione dello sforzo di pesca di oltre il 70 per cento rispetto ai valori attuali.

L’istituzione di Zone di Tutela Biologiche, ovvero di aree chiuse alle attività di pesca più impattanti, costituisce uno strumento fondamentale per tutelare e recuperare gli ecosistemi marini, anche in acque internazionali dove fino ad oggi sono mancate serie iniziative di tutela e conservazione.

«Il nostro auspicio è che anche il settore della pesca si renda finalmente conto della necessità di ripopolare il mare, e allo stesso tempo la smetta di continuare a difendere un modus operandi che sta solamente svuotando i nostri mari, a causa di una visione miope, finalizzata solo al profitto a breve o brevissimo termine», concludono le associazioni ambientaliste.

Scarica il Comunicato in pdf.

The Mediterranean and Black Sea Fisheries at Risk from Overexploitation

New article that shows, through the use of various indicators, that the Mediterranean and Black Sea fisheries resources are at risk from overexploitation and that the degree of exploitation varies among subareas. Those indicators also sound the alarm bell for the remaining stocks and warn that cases of mismanagement should be abandoned. Detailed and extensive stock assessments are required in relation to stock status and fishing mortality reference points that will eventually lead to conservation policy through management measures.

journal.pone.0121188.g007
The trend for all stocks according to the catch-based method, for the western, central, eastern Mediterranean fishing subarea and the Black Sea for the period 1970 to 2010 (light green: developing; yellow: fully exploited; orange: overexploited; brown: collapsed; dark green: recovering). doi:10.1371/journal.pone.0121188.g007

Citation: Tsikliras AC, Dinouli A, Tsiros V-Z, Tsalkou E (2015) The Mediterranean and Black Sea Fisheries at Risk from Overexploitation. PLoS ONE 10(3): e0121188. doi:10.1371/journal.pone.0121188

Read online in PLOS ONE or Download PDF

Preferential fishing access for sustainable fisheries working area

Susana Oñoro 4A key element of any fisheries management is the decision on how to distribute the access to fish. While usually the access criteria are based on historical trends, there are increasing attempts around the world aiming at providing a preferential access to sustainable practices.

The new CFP supports this approach and we want to ensure that it is reflected also in the Mediterranean. In order to do so, we believe that an effective approach is sharing good practices by ensuring that stakeholders have access to knowledge and information.