Nuovo report sugli ecosistemi marini profondi del Mediterraneo

Gli ecosistemi profondi del Mar Mediterraneo, in particolare quelli tra i 600 e i 1000 m di profondità, sono considerati tra gli ambienti più importanti del bacino ma anche i più vulnerabili. Questi ecosistemi ospitano un’elevata biodiversità, come coralli profondi, campi di spugne, praterie di pennatule, giardini di corallo bambù e importanti specie commerciali e - fungendo da serbatoi naturali a lungo termine per lo stoccaggio del carbonio - aumentano la resilienza climatica. Sono tuttavia altamente vulnerabili e impiegano molto tempo a riprendersi dagli impatti, poiché composti da specie a crescita molto lenta.
La pesca a strascico costituisce l’impatto più diffuso, l’azione delle reti trascinate sui fondali rimuove specie che contribuiscono ad aumentare la tridimensionalità e complessità degli habitat, altera la struttura dei sedimenti e interrompe i collegamenti fondamentali tra il fondale marino e la colonna d’acqua, con effetti duraturi sul funzionamento dell’ecosistema e sul sequestro del carbonio.
A causa dell’impatto della pesca a strascico, il corallo bambù (Isidella elongata), un tempo diffuso in tutto il bacino, è oggi presente solo in popolazioni isolate ed è considerato a rischio critico di estinzione.
I cambiamenti climatici amplificano queste pressioni. Il riscaldamento delle acque, la diminuzione di ossigeno, l’acidificazione e la riduzione delle risorse alimentari stanno già causando ripercussioni sulle specie di profondità.
Nonostante la loro vulnerabilità, gli habitat profondi possono fungere da rifugi climatici, grazie alle loro condizioni ambientali, relativamente stabili. Tuttavia, questa capacità dipende dal mantenimento dell’integrità ecologica. Gli habitat degradati infatti perdono complessità strutturale, ridondanza funzionale e la capacità di stoccare carbonio, riducendo la loro capacità di mitigare gli impatti climatici.
Per il bacino del Mediterraneo, il rafforzamento della protezione degli ambienti profondi è sia scientificamente giustificato sia strategicamente rilevante, iniziando dal divieto di pesca strascico al di sotto dei 600- 800 m di profondità.