Appello di MedReAct per il 22 maggio, Giornata Mondiale della Biodiversità

“Tuteliamo il Mediterraneo: scrigno di biodiversità aggredito dalla pesca indiscriminata e dai cambiamenti climatici”

Roma, 20 maggio 2022 - Il Mar Mediterraneo è un piccolo bacino (0,82% della superficie oceanica mondiale e 0,3% del volume oceanico mondiale) che ospita circa il 7,5% di tutte le specie marine esistenti, con un'alta percentuale di specie endemiche. Un vero e proprio scrigno di biodiversità, che però è sempre più in sofferenza.

I suoi ecosistemi profondi, quelli che si trovano al di sotto dei 200 metri, sono caratterizzati da complesse strutture topografiche, come canyons e montagne sottomarine, e rappresentano habitat vitali per organismi bentonici e per specie demersali. 

Offrono substrati a cui le diverse specie possono ancorarsi e forniscono cibo per diversi tipi di organismi (ad esempio sui ripidi pendi dei canyons sottomarini il plankton resta intrappolato dalle correnti).  Inoltre, la presenza di specie che creano tridimensionalità (come barriere di coralli profondi, campi di pennatule, giardini di spugne ecc) fornisce rifugio e risorse per molte specie, anche pesci demersali, e influenza il funzionamento oceanico attraverso il sequestro di CO2.

Questi ambienti possono costituire dei rifugi climatici perché la temperatura delle loro acque è più fredda rispetto alla temperatura media che invece si sta sempre più surriscaldando. Sono zone che ospitano habitat vulnerabili che a causa dei cambiamenti climatici rischiano una drastica riduzione.

Secondo uno studio* recentemente pubblicato da Frontiers in Marine Science la sopravvivenza di questi “rifugi climatici” a livello globale è sempre più a rischio perché gli impatti sugli ambienti profondi sono in continuo aumento; tra i principali c’è senz’altro la pesca indiscriminata, come lo strascico. A questa si aggiungono le attività estrattive di gas e petrolio e, naturalmente, i cambiamenti climatici.

Lo studio individua una serie di caratteristiche per i rifugi climatici riscontrabili nel Golfo del Leone e nel Delta dell’Ebro. Queste comprendono strutture geomorfologiche complesse e condizioni oceanografiche particolari (come la risalita di acque profonde note come fenomeni di upwelling) che consentirebbero la sopravvivenza di specie fragili e vulnerabili sia bentoniche che demersali .

Condizioni simili secondo MedReAct potrebbero trovarsi anche nel Canale di Otranto. Qui infatti si scambiano le acque che si originano nel sud Adriatico con quelle del mare Ionio, creando condizioni particolari che supportano la vita di specie di acque profonde e creano inoltre ambienti adatti a specie particolarmente fragili e vulnerabili come i coralli di profondità. 

In queste aree MedReact ha proposto alla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo la creazione di zone di restrizione alla pesca (Fisheries Recovery Areas, FRA) chiuse alla pesca di fondo.

“In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità che si celebra il 22 maggio  - ha dichiarato dice Domitilla Senni, responsabile di MedReact, - è importante ricordare che il nostro mare  non solo è il più sovrasfruttato al mondo ma è anche considerato una delle regioni dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono più intensi. Bisogna intervenire subito, superando le resistenze che la tutela di queste aree incontrano a livello delle amministrazioni nazionali.  La loro protezione sarebbe un passo importante per la salvaguardia degli ecosistemi profondi del Mediterraneo e per la funzione che potrebbero svolgere come rifugi climatici ”.

A questo link la Mappa con indicate le Fisheries Recovery Areas, FRA proposte da MedReAct in Mediterraneo.

*Combes et al (2021) Systematic Conservation Planning at an Ocean Basin Scale: Identifying a Viable Network of Deep-Sea Protected Areas in the North Atlantic and the Mediterranean. Front. Mar. Sci. 8:611358. doi: 10.3389/fmars.2021.611358 

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