Category Archives: Illegal, Unregulated and Unreported (IUU) fishing

FISH DEPENDENCE DAY IN ITALIA, OGGI FINISCE LA NOSTRA AUTOSUFFICIENZA. A MALTA I MINISTRI MEDITERRANEI SI IMPEGNANO A SCONFIGGERE LA PESCA ILLEGALE ENTRO IL 2020

31 marzo 2017 – A partire da domani gli italiani cominceranno a consumare pesce proveniente dall’estero. Oggi è infatti, per l’Italia, il Fish Dedepndence Day, il giorno in cui termina la nostra autosufficienza in fatto di pesca, cioè la capacità di soddisfare la domanda interna con il pesce pescato dalla flotta italiana. Consumiamo 25 kg a testa di pesce ogni anno e abbiamo una dipendenza sempre più alta dalle importazioni. Una tendenza dovuta al calo progressivo delle catture, ridotte quasi del 50% tra il 1995 e il 2014. MedReAct, riprendendo i dati diffusi dalla New economic foundation (Nef), sottolinea come la pesca indiscriminata abbia provocato il declino delle risorse ittiche nel Mediterraneo consegnando il nostro paese a una dipendenza sempre maggiore dalle importazioni di pesce e a un deficit commerciale estero di 861 milioni di euro nel 2014.

Il nostro grado di autosufficienza, dal 1990 al 2014, si è quasi dimezzato, passando da 0.49 a 0.25. Lo dimostra il fatto che il Fish Dependence Day era, nel 1990, a metà anno (il 29 giugno). Se poi si fanno i calcoli senza considerare l’acquacultura il giorno in cui finisce l’autosufficienza italiana è passato dal 3 maggio del 1990 al 13 febbraio del 2014. Insomma poco più di un mese di autosufficienza.

Di ritorno dalla Conferenza Ministeriale svoltasi a Malta sul futuro della pesca Mediterranea, dove l’Unione europea e gli stati costieri hanno adottato un programma per i prossimi 10 anni  MedReAct, segnala che “con oltre il 90% degli stock ittici del Mediterraneo sovrasfruttati, il nostro mare non è più in grado di sostenere la richiesta di pesce locale. Non solo abbiamo una capacità di pesca ormai sovradimensionata rispetto alla disponibilità di risorse in via di esaurimento ma esiste anche molta pesca illegale”.

La pesca illegale è uno dei grandi mali che affligge il Mediterraneo, impedisce una corretta gestione della pesca e crea condizioni sleali tra gli operatori del settore. Si calcola che oltre il 50% degli sbarchi di prodotti ittici in Italia provenga dalla pesca illegale. “Le recenti proteste di alcune marinerie italiane contro le sanzioni sulla pesca illegale – ha dichiarato MedReAct– dimostrano il grado di irresponsabilità che ancora perdura nel settore e rischiano, se accolte, di accelerare il collasso dei tanti stock commerciali a rischio, aggravando in maniera irreversibile il declino della pesca italiana e la salute del nostro mare”.

PESCESPADA, AMBIENTALISTI: «QUOTE SONO ULTIMA SPERANZA PER EVITARE COLLASSO SPECIE NEL MEDITERRANEO, MA SERVE PIÙ CORAGGIO».

catania-fishmonger-4

ROMA, 22.11.16 –  Greenpeace, Legambiente e MedReAct esprimono apprezzamento per il piano di recupero del  pesce spada del Mediterraneo approvato ieri dall’ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas). Di particolare rilievo la decisione di stabilire un sistema di quote di pesca con limiti massimi di cattura annuali e misure di tutela degli esemplari giovanili, sebbene la quota stabilita attualmente sia troppa alta per garantire il recupero dello stock. L’esperienza della pesca al tonno rosso – gestita sempre dall’ICCAT – e la mancanza di una efficace applicazione del divieto sulle reti derivanti, hanno già dimostrato che, per eliminare l’illegalità, queste misure sono inutili se adottate in assenza di controlli efficaci e di decisioni coraggiose per ridurre la pesca.

Da decenni il pesce spada versa in condizioni critiche e le misure adottate finora per ridurre lo sforzo di pesca e combattere l’illegalità sono state inefficaci. Dopo anni di pressioni da parte delle organizzazioni ambientaliste e degli esperti scientifici, la decisione dell’ICCAT di adottare un sistema di  quote di pesca accende ora una speranza. Fino a ieri l’unica specie del Mediterraneo soggetta a quote di cattura annuali era il tonno rosso e grazie agli sforzi intrapresi si cominciano a vedere i primi effetti positivi e un lieve recupero dello stock.

«L’approvazione di questo piano di recupero, pur essendo apprezzabile, arriva con anni di colpevole ritardo e temiamo che il piano sia poco ambizioso, vista l’urgenza della situazione. Lo strumento delle quote funziona se ripartito in modo sostenibile tra le flotte, se lo sforzo e la capacità di pesca vengono ridotte e se tale sistema viene adeguatamente sostenuto da un sistema efficace di controlli», dichiarano  Greenpeace, Legambiente e MedReAct. «Adesso devono essere rispettati gli obiettivi di riduzione dello sforzo di pesca richiesti dalla comunità scientifica e gli Stati devono impegnarsi nella corretta applicazione delle misure per limitare la pesca illegale, vera piaga di questa attività».

L’Italia è responsabile per circa il 45 per cento delle catture totali di pesce spada nel Mediterraneo Un’attività dal grande valore economico e commerciale, che però assegna al nostro Paese anche maggiori responsabilità nella gestione della risorsa. L’Italia  però non è ancora riuscita a eliminare l’illegalità che, come dimostrano le cronache, dilaga nella pesca e nel commercio ittico. Per tutelare lo stock e l’economia del settore occorre al più presto un approccio rigoroso alla gestione della risorsa.

In Italia sono ben 849 i pescherecci autorizzati a pescare il pesce spada. Per una risorsa così scarsa sono troppi, così come sono troppi i pescherecci noti per aver commesso infrazioni. Per le organizzazioni ambientaliste, chi ha pescato illegalmente in passato non deve essere più autorizzato a pescare il pesce spada: è un principio elementare, a tutela dei pescatori onesti.

«È assurdo che le associazioni dei pescatori, che ben conoscono il problema e per decenni hanno fatto orecchie da mercante, si lamentino per quanto deciso dall’ICCAT. Ci aspettiamo invece più coraggio e più coscienza da parte di tutti, politici e pescatori», concludono Greenpeace, Legambiente e MedReAct».

Foto: Francesco Cabras

Pesca illegale, arrivano le prime norme che fanno ben sperare

Reti-strascico-675-675x275

Ambiente & Veleni di Donatella Pavan | 8 giugno 2016 | Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Risorse ittiche a rischio, una buona notizia: bloccata la pesca a strascico del nasello e del gambero rosa su di una superficie pari a 1.493 chilometri quadrati, tra Stretto di Sicilia e Golfo di Gabes. Quando scegliete di mangiare del pesce vi chiedete mai se si tratta di una specie sottoposta a ipersfruttamento, a rischio d’estinzione? Io me lo chiedo sempre, ma non sempre rinuncio a cibarmi di specie a rischio – es. merluzzo, triglie, gamberi rosa, ma anche sardine etc. -, perché nella vita quotidiana è scarsissima la sensibilità a questo problema e la scelta di evitarli rende la vita complicata. Per questo, quando mi è arrivata quest’informazione, mi sono sentita sollevata da un peso, la legge inizia ad intervenire anche nel Mediterraneo, indipendentemente dalla mie scelte.

I provvedimenti della General Fishing Commission for Mediterranean

Il cambio di passo non è da poco, a differenza del Nord Europa, dove si sta registrando un andamento positivo sul fronte dei ripopolamenti ittici, nel Mare Nostrum questo non accade. Secondo le conclusioni di MedReAct, organizzazione che promuove azioni di recupero della biodiversità marina nel Mediterraneo, sulla base dei dati del comitato scientifico sulla pesca dell’Unione Europea (Stefc – Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries) il 96% delle specie ittiche è sovrasfruttato. A contrastare questo dato, è appena arrivata una buona notizia da Malta, dove il Gfcm, ovvero il General Fisheries Commission for the Mediterranean, il braccio operativo della Fao che si occupa dello sviluppo, della conservazione e della gestione razionale delle risorse marine nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nelle acque limitrofe, dopo una sessione d’incontri durati 4 giorni, alla presenza di 120 partecipanti, compresi quelli di tutti i paesi mediterranei interessati, ha posto alcuni punti fermi per ridurre lo sfruttamento degli stock ittici del Mediterraneo.

Oltre alla lotta all’Iuu, l’Illegal, Unreported, Unregulated Fishing, ovvero la pesca illegale, non registrata e non regolamentata, che sarà valorizzata da una apposita giornata mondiale sul tema, ha avviato un provvedimento forte, bloccando la pesca a strascico in tre aree di aggregazione giovanili di nasello e gambero rosa, nello Stretto di Sicilia e la chiusura temporale nel Golfo di Gabes, lungo la costa sud-orientale della Tunisia. Con la chiusura di 1.493 km quadrati tra Italia, Malta e Tunisia è stato compiuto un passo cruciale verso la ripopolazione dello stock di nasello, la specie più sovrasfruttata del Mediterraneo, e la gestione sostenibile di un’area che produce oltre il 60% del gambero rosa pescato in Mediterraneo. La proposta era stata avviata da Oceana, ong internazionale che si occupa del benessere degli oceani, nel 2015 e successivamente validata dal comitato scientifico di Gfcm, come la misura più appropriata per ridurre lo stress ittico.

La riduzione dello sfruttamento delle nursery

Il ridurre lo sfruttamento delle “nursery” è uno dei metodi più efficaci per ridurre lo stress ittico. Al momento, le specie più sotto pressione nel Mediterraneo sono quelle più commerciali: sardine, acciughe, merluzzo, triglia, melù e gambero, in particolare in Spagna, Francia, Croazia e Italia. Da noi la pesca commerciale intensiva nel mar Tirreno e nel mare Adriatico utilizza principalmente reti a circuizione – tecnica adottata per le specie che vivono in branco – e a strascico, e solo in misura minore reti della pesca artigianale.

La catalogazione degli ambienti marini vulnerabili

Un altro provvedimento che fa ben sperare è l’avvio delle procedure per la protezione di habitat marini profondi dove vivono coralli e spugne e i Paesi mediterranei si sono impegnati per la prima volta a definire nuove misure di gestione per i Vme, Vulnerable marine ecosystems, gli ambienti marini vulnerabli, entro e non oltre il 2018. La prima azione sarà una sorta di catalogazione, ovvero la definizione nel breve termine di una lista di caratterizzazione, che includa specie, habitat e caratteristiche geografiche, come le montagne e canyon sottomarini, perché sia approvata dal comitato scientifico della CGPM entro il 2017.

MedReAct urges the European Union to take bold measures against illegal fishing of bluefin tuna

2015 Bluefin Tuna Seizures in Italy

With only few weeks left to the annual conference of the International Commission for the Conservation of Atlantic Tuna (ICCAT, 10-17 November 2015, Malta), MedReAct highlights the persistence and extent of illegal catches of bluefin tuna (BFT) in the Mediterranean.

A recent media investigation by the Italian national broadcasting company, RAI, revealed the absence of catch certificates for fresh BFT on sale in some of the most popular Sicilian fish markets. According to one fisherman, interviewed by RAI, the majority  of BFT sold on the Italian market could originate from illegal catches. Evidence collected by MedReAct, indicates that this may well be the case.

Since the beginning of 2015, the Italian control authorities seized over 70 tons of illegal BFT, many of which juvenile fish caught before reaching the reproductive age.

In one case, an Italian fishing vessel without a catch quota, was found with 1.000 BFT on board. Such large seizures are not uncommon in Italy and indicate the presence of a large black market in the country. For example in May 2011, the Italian control authorities seized  30 tons of illegal BFT which were being shipped from Sicily to Northen Italy. In June 2013, 15 tons of BFT without catch certificate, were found on a lorry in Sicily. One month later, in the same area,  42 tons of BFT with no documentation, were discovered on three trucks.

According to MedReAct, combating illegal fishing cannot rely only on the repression activities  by fisheries inspectors. Other dissuassive measures must be applied by the EU, such as   preventing illegal fishing operators to have access to public subsidies, as provided by the European Maritime and Fisheries Fund, or by identify illegal fishers as EU nationals engaged in Illegal, Unreported and Unregulated fishing (IUU) and therefore subjected to the European Union sanction regime on IUU fishing.

Notes:

RAI investigative story on fisheries, “Pesca Selvaggia”, broadcasted on October 4th, 2015.

View the list of 2015 BFT Seizures Italy.XLS or 2015 BFT Seizures Italy.PDF.

ILLEGAL FISHING IN THE MEDITERRANEAN

CAPODOGLIO coda+sub - ALBERTO DARIO ROMEO

MedReAct presentation delivered at the General Fisheries Commission for the Mediterranean (Marrakesh, 23-25 April 2015): GFCM IUU Workshop- MedReAct 20150420 pp

PESCA ILLEGALE: PRIMI PASSI IN AVANTI DEL PARLAMENTO EUROPEO SUL BANDO DELLE RETI DERIVANTI NEL MEDITERRANEO

Legambiente-Marevivo-MedReAct-Alleanza pescatori ricreativi

Bruxelles, 22 gennaio 2015. La Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha accolto la proposta della Commissione europea sul divieto delle reti da derivanti, con le modifiche proposte dal relatore Marco Affronte del M5S. Le reti derivanti sono reti che vengono lasciate alla deriva in mare, il cui uso illegale sopratutto da parte di pescherecci italiani provoca nel Mediterraneo un significativo impatto ambientale su delfini, squali, tartarughe, uccelli marini.

L’Italia è il paese che ha rilasciato oltre 800 autorizzazioni alla pesca con queste reti, il numero più alto in tutta l’Unione Europea. Secondo una stima di MedReAct, oltre 200 pescherecci hanno utilizzato l’autorizazzione di pesca con le reti derivanti in maniera illegale, con reti oltre o maglie oltre misura, in zone di pesca o su specie non consentite.

La proposta del deputato M5S tende a introdurre più specificamente un divieto delle reti derivanti proprio nel Mediteranneo, salvaguardando comunque quelle poche attività di pesca sostenibile e responsabile esercitata con le derivanti in alcune regioni italiane.

Prima di essere licenziata dal Parlamento Europeo, la proposta dovrà essere esaminata dalla Commissione Pesca. Le associazioni ambientaliste e della pesca ricreativa, invitano la relatrice, Renata Briano del PD a sostenere il parere della Commissione Ambiente e il bando delle reti derivanti nel Mediterraneo.

L’uso illegale di queste reti da parte della flotta italiana è stato cosi diffuso negli anni, che il nostro paese ha rischiato per ben due volte di finire davanti alla Corte Europea di Giustizia per pesanti procedure di infrazione. Inoltre per tre volte consecutive, per l’uso illegale delle reti derivanti, l’Italia è stata inserita dal Congresso degli Stati Uniti nella lista nera dei paesi che tollerano la pesca illegale.

Pesca: Commissione europea vuole mettere al bando reti da posta derivanti

Le reti da posta vengono lasciate in mare in modo che siano i pesci a rimanervi impigliati: quelle derivanti si spostano seguendo le correnti e vengono usate soprattutto in alto mare, finendo per catturare specie migratorie quali tonni e pesce spada come pure mammiferi marini, tartarughe di mare e uccelli marini. La Commissione europea intende vietare la pesca con qualsiasi tipo di rete da posta derivante, in tutte le acque dell’Unione europea, a partire dal primo gennaio 2015. Lo fa con una proposta di Regolamento per la definitiva messa al bando di tutte le reti derivanti a partire dal 1 gennaio 2015.

Continue reading Pesca: Commissione europea vuole mettere al bando reti da posta derivanti