CREDI ANCORA AGLI ANGELI?

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Immagina di essere uno Squalo Angelo.

Forse assomigli più a una razza che a uno squalo, ma tant’è. Vivi nelle acque dell’Adriatico, in una foresta marina circondata da giovani pesci che ti nuotano intorno. Un gruppo di delfini sfreccia rapido, inseguito da un banco di tonno. Ti nascondi nel fondo sabbioso. Una speciale apertura, conosciuta come spiracolo, fornisce ossigeno direttamente al cervello, permettendoti di restare immobile, gli occhi sulla sommità della testa appena sopra la sabbia, i barbigli come baffi che percepiscono il minimo movimento nell’acqua. E’ tardo pomeriggio e attendi la tua merenda preferita: una sogliola o un pesce piatto preferibilmente. Appena ti passa accanto, lo colpisci in un decimo di secondo. La tua lunga pinna sotto la pancia, l’immagine speculare della pinna superiore della maggior parte degli squali, ti aiuta a sospingerti verso l’alto. Afferri la tua preda tra file di denti affilati come rasoi posti su mascelle estendibili.

Ma oggi non mangerai, forse non lo farai mai più. Il tuoi sensibili baffi hanno individuate un disturbo nell’acqua, qualcosa di grosso, che avanza rapidamente. Ti appiattisci sul fondo, immobile, ma all’improvviso è caos tutto intorno a te. spugne che si frantumano, mulinelli torbidi di sabbia, e tu vieni trascinato, sollevato da una pesante catena che tracima il fondo del mare e scaraventato, con pesci e fango, sul fondo di una rete a strascico, che estirpa la vita stessa dal mare. Sei una cattura accessoria, una vittima indesiderata di una rete da pesca destinata a catturare altro, come naselli o scampi, ma che, sul suo cammino tutto distrugge. Sei tra gli ultimi della tua specie.

Lo squalo angelo, oggi estinto in vaste zone del Mediterraneo, era un tempo molto abbondante in Adriatico. Partorisce i piccoli ma solo 1 su 5 raggiunge la maturità, il che lo ha reso particolarmente vulnerabili alla pesca eccesiva, alla scomparsa dei banchi di ostriche e alla perdita di habitat per la pesca a strascico che affligge il Mediterraneo da decenni.

Lo squalo angelo è emblematico del drammatico declino della varietà e quantità di pesce dell’Adriatico e della sua biodiversità. Fino agli anni ’20 era facile trovarlo sui menu dei ristoranti europei. Il suo sfruttamento risale a millenni. Gli antichi greci descrivevano la sua carne come “leggera” e “facilmente digeribile”. La sua ruvida pelle era impiegata dagli artigiani per lucidare il legno e, ironicamente, l’avorio. Cosa c’è di meglio che usare la pelle di una specie in via di estinzione per lucidare le zanne di un’altra.

Agli inizi del ‘900, solo nel mercato ittico di Venezia si vendevano ogni anno quasi 60.000 kg di squalo angelo. Nel 1980 le vendite erano drasticamente calate a 20 kg, e poi più nulla. Oggi questa specie è praticamente svanita.

Eppure proteggendo meglio gli habitat, migliorando la gestione della pesca e mettendo fine allo strascico di fondo, possiamo recuperare lo Squalo Angelo. Possiamo trasformare questo simbolo di sovrasfruttamento in un simbolo di rigenerazione e di un nuovo rapporto con gli oceani. Gli angeli della Bibbia erano messaggeri: scortarono Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden portando liete novelle e profezie. Anche lo Squalo Angelo è un messaggero: un avvertimento di come il miope saccheggio del nostro  Pianeta minacci la nostra stessa estinzione. È ora di credere che possiamo cambiare. È ora di ascoltare il messaggio dello Squalo Angelo. È tempo di #BelieveInAngels.


Vuoi dire al mondo che Credi agli Angeli?

Promuovi con noi  questo Natale  la protezione del mare! Stampa ed appendi sul tuo albero di Natale, uno Squalo Angelo di carta.  Poi scatta una foto e caricala su Snapchat, Instagram, Facebook or Twitter con il  tag #BelieveinAngels.


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