Nel giorno dello sciopero nazionale del settore ittico contro il caro carburante, MedReAct richiama l’attenzione sulla crisi delle risorse ittiche e chiede l’istituzione di una zona di tutela nell’Adriatico settentrionale, per sostenere il futuro delle risorse e quello della pesca.
Roma, 22 ottobre 2026 – Oggi il settore ittico si unisce alle proteste degli agricoltori con uno sciopero nazionale contro l’aumento del costo del carburante. Una mobilitazione che mette in evidenza le difficoltà economiche di un settore che deve fare i conti anche con un problema ben maggiore: la riduzione delle risorse ittiche da cui dipende il suo futuro.
Secondo la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), il 49% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo rimane sovrasfruttato. La scarsità di risorse alimenta la dipendenza dalle importazioni, mentre gli ecosistemi marini sono sottoposti a pressioni crescenti a causa dei cambiamenti climatici, della diffusione di specie aliene invasive e della perdita di biodiversità.
In questo contesto, proteggere gli habitat marini e consentire il recupero degli stock ittici non è un obiettivo in contrasto con il futuro della pesca: ma una condizione imprescindibile per garantirne la sostenibilità nel tempo.
Il caso del granchio blu: la natura può contribuire alla soluzione
Uno studio condotto nelle acque della Corsica offre un esempio concreto del ruolo che gli equilibri ecologici possono svolgere nella gestione delle risorse marine. I ricercatori hanno rinvenuto resti del granchio blu (Callinectes sapidus), specie aliena invasiva, nello stomaco di tre esemplari di palombo (Mustelus mustelus).Si tratta della prima documentazione nel Mediterraneo di una predazione da parte di squali su questa specie invasiva, già responsabile di gravi danni a numerose aziende ittiche, soprattutto nell’Adriatico settentrionale.
Sebbene questa interazione fosse già stata ipotizzata e osservata causalmente, non era stata finora documentata nella letteratura scientifica. I risultati suggeriscono che i palombi, insieme ad altri predatori naturali come i polpi, possano contribuire a regolare le popolazioni di granchio blu. Un’indicazione importante, che merita ulteriori approfondimenti scientifici e richiama l’attenzione sulla necessità di tutelare le specie che svolgono funzioni essenziali negli ecosistemi marini.
Il palombo, tuttavia, è classificato come Vulnerabile dalla Lista Rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) ed è fortemente esposto alle catture accidentali. Proteggere questa specie significa quindi salvaguardare la biodiversità marina e, potenzialmente, favorire anche i processi naturali che contribuiscono a contenere le specie invasive.
Le zone di protezione della pesca funzionano: il precedente della FRA della Fossa di Pomo
Le esperienze di gestione della pesca nel Mediterraneo dimostrano che le misure di protezione spaziale possono favorire il recupero degli stock sovrasfruttati. Un esempio significativo è la Zona di Restrizione della Pesca (FRA) istituita dalla CGPM nella Fossa di Pomo, in Adriatico centrale, dove il recupero della biomassa ittica, comprese le popolazioni di squali, ha confermato l’efficacia delle FRA per sostenere politiche tese alla rigenerazione del nostro mare.
Una nuova FRA nell’Adriatico settentrionale
Nel 2026 MedReAct ha proposto di istituire una FRA nell’Adriatico nord-occidentale, in un’area particolarmente importante per la riproduzione e la crescita di specie vulnerabili, in particolare palombi e spinaroli, e stock ittici, contribuendo anche alla sostenibilità della pesca. Secondo Vittoria Gnetti, biologa marina di MedReAct: “La limitata attività di pesca rilevata nella FRA indica che la misura potrebbe produrre importanti benefici ecologici senza determinare impatti socio-economici significativi sulla pesca”.
“La crisi del settore ittico richiede risposte immediate alle difficoltà economiche, ma anche una visione di lungo periodo. Ridurre i costi ambientali attraverso la decarbonizzazione della flotta e il passaggio a tecniche di pesca meno invasive è diventato indispensabile; altrettanto fondamentale è garantire che il mare continui a offrire risorse e habitat capaci di sostenere la pesca. Proteggere le aree più importanti per la riproduzione, la crescita e la sopravvivenza delle specie marine è un primo passo per risanare gli ecosistemi marini e offrire un futuro alle comunità che dipendono da essi” ha concluso Gnetti.
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Vittoria GNETTI, biologa marina a MedReAct | v.gnetti@medreact.org | 334 3073809
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