
Pantelleria, 17 gennaio 2026. Un passo concreto verso una nuova generazione di interventi di conservazione marina: non solo ripristinare gli habitat, ma garantire anche la loro piena tutela.
A Pantelleria, il progetto PANTHER (Pantelleria Benthic Habitat Recovery) – realizzato dall’Università Politecnica delle Marche, l’Associazione Pescatori di Pantelleria, MedReAct e Yam Sub – ha ottenuto misure decisive e innovative a tutela degli interventi di ripristino marino condotti dal progetto nella Secca di Campobello.
Con il decreto del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana del 23 ottobre 2025, e a seguire con ordinanza del 31 dicembre 2025 della Capitaneria di Porto di Pantelleria, è stata istituita una no-take zone che vieta la pesca, le attività subacquee, la navigazione, l’ancoraggio e lo stazionamento nella Secca di Campobello, un’area di circa 35.000 m², fino al 15 giugno 2034.
Il valore di questa misura è strategico: spesso, nel Mediterraneo, interventi di restauro vengono avviati in aree dove la pressione antropica continua a impattare gli habitat appena ripristinati. Qui, invece, restauro e tutela procedono insieme, contribuendo a rendere più credibile l’ambizione europea di incentivare la salute dei mari e raggiungere gli obiettivi di protezione marina entro il 2030.
PANTHER è un progetto con un impianto operativo che combina la valutazione della biodiversità associata alla Secca di Campobello, con immersioni tecnico-scientifiche, attività di restauro e monitoraggio (anche tramite fotogrammetria 3D), comunicazione e advocacy.
Il progetto nasce dall’esigenza dei pescatori artigianali di Pantelleria, che negli ultimi anni hanno richiesto misure di tutela per fermare il declino della biodiversità marina e degli habitat nella Secca di Campobello. A partire da queste richieste, PANTHER ha avviato una raccolta dati con interviste di conoscenza ecologica locale e un’analisi sullo stato dell’area che ha poi permesso di trasformare questa evidenza in un’azione mirata: dal ripristino alla piena tutela dell’area.
Il progetto ha condotto, nella Secca di Campobello, trapianti di specie “ingegnere” cruciali per la funzionalità dell’ecosistema, tra cui Posidonia oceanica, gorgonie (Eunicella singularis) e spugne, coinvolgendo attivamente la comunità locale, attraverso incontri con le scuole, eventi pubblici e l’attivazione di processi di Citizen Science.
L’Unione Europea punta a proteggere almeno il 30% del mare entro il 2030. Tuttavia, la qualità della protezione è determinante: servono aree con regole chiare e applicabili, soprattutto dove si investe in ripristino. In questo senso, la Secca di Campobello rappresenta un esempio concreto di come obiettivi di ripristino e misure di tutela possano e debbano procedere insieme per contribuire alla rigenerazione del mare.
Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno di Pure Ocean.
Per contatti: Benedetta Veneroni +393664045869 benedetta.veneroni@gmail.com