La biodiversità di Pantelleria tra recupero e salvaguardia

Nato da un’inedita collaborazione tra ambientalisti, pescatori e ricercatori, il progetto PANTHER promuove la tutela e il ripristino della Secca di Campobello, a Pantelleria. Quest’area costiera, un tempo ricca di biodiversità, ha subito un drastico calo delle risorse ittiche e la perdita di habitat.
Pantelleria è un'isola vulcanica situata nel Canale di Sicilia, tra Italia e Tunisia. Per la ricchezza delle sue acque, il suo mare ha storicamente attratto pescherecci provenienti dalla Sicilia e dalla Sardegna, ma anche da Malta e Tunisia, che ne hanno depauperato l’ecosistema marino. Sebbene isolata e perlopiù caratterizzata da una pesca artigianale, Pantelleria non è stata dunque risparmiata dagli impatti della pesca industriale e dei cambiamenti climatici.
Per rispondere alla richiesta dei piccoli pescatori locali, nel 2024 MedReAct, l’Università Politecnica delle Marche, l’Associazione Pescatori di Pantelleria e Yam Sub hanno lanciato il progetto PANTHER (Pantelleria Benthic Habitat Recovery). Applicando un approccio innovativo, il progetto ha non solo condotto trapianti di importanti specie marine (spugne, gorgonie e Posidonia oceanica) nella Secca di Campobello, ma ha ottenuto anche la loro piena tutela. Nel 2025 vengono infatti vietate nell’area la pesca, le attività subacquee, la navigazione, la sosta e l’ancoraggio dalla Regione Siciliana.
Grazie alle attività di ripristino marino e alle misure di conservazione adottate, PANTHER diventa così un modello di buona pratica da replicare in altre aree del Mediterraneo.
La rigenerazione di un’area un tempo ricca di biodiversità.
Situata a ridosso di Pantelleria, la secca di Campobello copre un’area di 35.000m2 interessata da forti correnti, che la rendono ricca di nutrienti e di biodiversità.
Individuata dai pescatori di Pantelleria come zona di nursery per specie ittiche, l’area ospita habitat tra i più ricchi del Mediterraneo, come il coralligeno e le praterie di Posidonia oceanica, che nel tempo hanno subito un impoverimento generale.
Il ripristino, condotto in questa zona dal progetto PANTHER, è stato caratterizzato da trapianti di Posidonia, spugne e gorgonie. Queste specie sono considerate “ingegnere di ecosistemi”, ovvero in grado di fornire cibo e protezione ad altri organismi, andando a formare veri e propri “agglomerati” di biodiversità marina.
I trapianti e il loro sviluppo sono stati monitorati attraverso la fotogrammetria, una tecnica che fornisce immagini in 3D dei fondali marini.
Ripristinare significa contribuire al recupero di ecosistemi degradati o distrutti. Il ripristino può accelerare il recupero dell’abbondanza e diversità delle specie, con possibili effetti a cascata sulle aree limitrofe, e aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici e alla diffusione di specie invasive.
Il ripristino da solo non è però sufficiente ad aumentare la biodiversità marina. Attualmente, il 79% dei fondali costieri europei subisce l'impatto della pesca a strascico. Il ripristino ecologico e la rimozione dello strascico possono quindi costituire un passo essenziale per la rigenerazione e la protezione della biodiversità marina.
Per questo PANTHER ha collaborato con le autorità siciliane affinché la Secca di Campobello venisse pienamente tutelata.


No more posts