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Giornata Mondiale degli Squali: Mediterraneo ad alto rischio estinzione per squali e razze. Alcune misure di tutela esistono ma sono poco conosciute.

L’ INDAGINE E LE RACCOMANDAZIONI DI MEDREACT

Roma 14 Luglio 2021 – Il 40% delle specie di squali e razze del Mediterraneo sono minacciate di estinzione. Nell’ultimo mezzo secolo, 13 specie si sono estinte localmente, principalmente nel Mediterraneo occidentale e nel Mare Adriatico. La colpa è della pesca eccessiva nel Mediterraneo, tra i mari più sfruttati al mondo, e della perdita di habitat. Ad oggi, per 24 specie di squali e razze del Mediterraneo vige il divieto di cattura e vendita, mentre per altre 9 specie è richiesta la registrazione delle catture e dei rigetti in mare. Nonostante l’obbligo per gli Stati mediterranei di segnalare le catture anche accidentali alla Commissione Generale per la Pesca del mediterraneo (CGPM), la trasmissione di dati rimane sostanzialmente inadeguata. 

Proprio per valutare l’efficacia delle misure esistenti, MedReAct ha condotto nel 2018 e nel 2020 una indagine nei porti italiani del Mar Adriatico, Tirreno e Ionio rilevando casi di sbarco e la vendita di specie protette di squali e razze. L’indagine ha anche rivelato una generale mancanza di consapevolezza delle misure di conservazione da parte degli operatori dei mercati ittici e dei pescatori. Questo contribuisce agli sbarchi e alla vendita di squali e razze strettamente protetti, che, solo nel periodo preso in esame, hanno riguardato specie come lo smeriglio, lo squalo elefante, il pesce porco, la razza bavosa, il diavolo di mare, la razza bianca e lo squalo mako. Inoltre, da un confronto tra i dati riportati dall’Italia alla CGPM con quelli emersi dall’indagine di MedReAct emerge che molte catture non vengono segnalate.

Per questi motivi, MedReAct chiede maggiore attenzione nell’ attuazione delle misure di tutela che andrebbero sostenute con iniziative di sensibilizzazione dei pescatori e degli operatori dei mercati ittici, e un maggior rigore nella trasmissione dei dati sulle catture alla Ue e alla CGPM. 

“Si tratta di misure urgenti da attuare il prima possibile” ha detto Vittoria Gnetti di MedReAct. “Temporeggiare ancora nell’applicazione rigorosa delle misure di conservazione degli squali e delle razze significa andare incontro alla totale estinzione di queste specie. Sarebbe un danno molto grave non solo per le specie in questione ma anche per l’intera biodiversità marina del Mediterraneo già messa a dura prova da decenni di pesca eccessiva”.

Qui un infografica che riassume la situazione di squali e razze in Mediterraneo.

Click here for the English translation of the press release: “Shark Awareness Day: High risk of extinction for sharks and rays.

Here’s an infographic that looks at the conservation status of sharks and rays in the Mediterranean Sea.

Anguille europee a rischio estinzione: Nel 2019 gli sbarchi in EU sono stati di oltre 2000 tonnellate 

“Per salvare la specie serve una moratoria sulla pesca”.

Roma, 15 giugno 2021 – Le anguille europee sono in forte declino da anni e sono considerate a rischio estinzione dalla IUCN che le ha inserite nella lista rossa.  Le misure adottate fino ad ora a livello europeo non sono state sufficienti a tutelare efficacemente questa specie a causa dei forti interessi commerciali della pesca professionale e ricreativa. La denuncia arriva da un’analisi recentemente pubblicata dall’organizzazione svedese Fisheries Secretariat (FishSec).

Nel 2017 per evitare il divieto di pesca di anguille oltre i 12 cm proposto dalla Commissione europea, gli Stati del Mar Baltico, e successivamente del Mar Atlantico, con una dichiarazione congiunta, hanno concordato un fermo pesca di 3 mesi all’anno. Inoltre, nel 2018 la Commissione Generale per la Pesca del Mediterraneo (CGPM) ha adottato  un piano di gestione sull’anguilla nel Mediterraneo che prevede un fermo pesca di 3 mesi nel periodo di migrazione   dell’anguilla  e  l’introduzione di zone di restrizione alla pesca per proteggere ulteriormente l’anguilla. 

A livello europeo, il fermo pesca seppur rispettato legalmente, è  stato attuato in periodi di chiusura inefficaci che non incidono affatto sulla fase di vita più vulnerabile delle anguille, quella del viaggio migratorio verso il Mar dei Sargassi per la riproduzione, ma deciso in base alle esigenze commerciali del settore della pesca nei diversi Paesi.

Basti pensare che nel 2019 gli sbarchi di anguille gialle e argentate nell’UE nel 2019 sono stati di oltre 1000 tonnellate nella regione del Mar Baltico, dove avviene la maggior parte delle catture, 856 tonnellate nei paesi lungo la costa occidentale europea e 520 tonnellate negli Stati membri del Mediterraneo. 

In Italia negli ultimi anni anche se gli sbarchi della pesca ricreativa sono diminuiti, quelli della pesca commerciale sono aumentati e il fermo pesca, seppur coprendo la maggior parte dell’arrivo dell’anguilla giovanile, coincide solo con la seconda metà del periodo di migrazione dell’anguilla argentata, specie che costituisce il 75% degli sbarchi, rivelandosi una misura inefficace. 

Addirittura, secondo quanto riporta il rapporto di FishSec, diversi paesi, tra cui Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, permettono lo sbarco e/o la vendita durante il periodo di fermo pesca, dopo aver tenuto le anguille vive in contenitori di stoccaggio sommersi. Una pratica davvero inaccettabile.

Fino ad ora solo Irlanda e Slovenia hanno proibito la pesca dell’anguilla europea. Troppo poco se si considera l’obiettivo della nuova Strategia per la Biodiversità dell’UE di proteggere le specie vulnerabili.

Appare evidente che l’anguilla è una specie fortemente minacciata. Negli anni ’70 le produzioni ammontavano a 1500 tonnellate per ridursi a 500 tonnellate negli anni ’90 e a poco più di 200 negli ultimi anni. Non ci sono dubbi che per arrestare questo trend è necessario intervenire in maniera decisa con azioni efficaci e relativi controlli finalizzati al recupero della specie, considerato che il fermo pesca di 3 mesi, introdotto dall’UE per evitare una chiusura totale, non ha prodotto  l’effetto sperato. 

“È il momento – dice Vittoria Gnetti di MedReAct – di proteggere integralmente questa specie in forte declino da ormai oltre 30 anni attraverso una moratoria sulle catture.”