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Comunicato stampa

I divieti di pesca fanno bene al mare e ai pescatori. Lo dice uno studio.

Tempo di lettura: 2 minuti

Una vera boccata d’ossigeno, non solo per il mare ma per gli stessi pescatori, è rappresentata dalla chiusura di alcune aree alla pesca. A dirlo è un autorevole lavoro scientifico pubblicato recentemente su Frontiers in Ecology and Environment.

I ricercatori che hanno partecipato allo studio hanno analizzato, attraverso la tecnologia satellitare AIS (Automatic Identification System), i movimenti dei pescherecci prima e durante la chiusura temporanea dell’area della Fossa di Pomo, avvenuta nel 2015.
Il risultato parla chiaro: il divieto è stato rispettato dai pescatori che non hanno subito perdite economiche e non hanno aumentato lo sforzo di pesca spostandosi al di fuori della zona di divieto.

Un risultato che dimostra più cose: innanzitutto che quando esiste la volontà politica, i divieti vengono fatti rispettare e poi che la chiusura di un’area marina alla pesca non rappresenta inevitabilmente un danno per il settore della pesca. Anzi, questo riesce a riorganizzare la propria attività consentendo alle zone più sensibili del mare di ripopolarsi”.
Lo studio dimostra anche che i dati AIS sono un valido strumento per monitorare le attività dei pescherecci, capire dove lo sforzo di pesca si sposta e si concentra maggiormente. Questo consente di mettere in campo misure di gestione per evitare il rischio che la pesca aumenti in aree sensibili.

Nel 2017 la Fossa di Pomo è stata nuovamente chiusa alla pesca demersale. Attraverso l’istituzione di una Zona di Restrizione alla Pesca 8Fisheries RestrIcted Area, FRA), adottata dalla Commissione Generale per la pesca del Mediterraneo. “A un anno dalla chiusura – ha dichiarato Domitilla Senni di MedReAct, coordinatrice dell’Adriatic Recovery Project – sia i pescatori croati sia quelli italiani hanno notato un miglioramento nella qualità delle catture intorno alla zona, a dimostrazione di come questa misura sia vincente per l'ambiente e per il settore della pesca. Per questo, soluzioni analoghe vanno adottate anche in Adriatico meridionale e nel resto del Mediterraneo. Ci auguriamo quindi che la FRA di Pomo sia solo il primo passo verso la creazione di una rete di zone tutelate in tutto il Mediterraneo che possa contribuire al recupero delle sue risorse da cui tutti dipendiamo.

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