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The EU undermines scientific advice at the GFCM annual session.

November 6th, 2021. MedReact  express its deepest concerns with the European Union position at the GFCM 44th session which has undermined the GFCM Scientific Advisory Committee (SAC) advice on the Fisheries Restricted Area proposals for the Ebro Delta Margin (EDM FRA) and Palmahim disturbance off the coast of Israel. 

The EU representative repeatedly challenged the SAC advice, claiming first that more technical information on the EDM FRA proposal was needed, and secondly explicitly requesting the deletion of any reference to SAC endorsement of both FRA proposals, from the final report of the meeting .

The position of the EU  is extremely disappointing considering in particular that SAC advice issued last July “welcomed the work done on the Ebro delta margin FRA proposal (Appendix 17) and considered that it was comprehensive, technically sound, and provided useful information to improve the spatial management of fisheries in the area.”

MedReact consider that the position of the EU sets a dangerous precedent  and that –  by delegitimising SAC advice – jeopardises the adoption of sound fisheries and conservation measures based on scientific advice.

 Stati Generali della pesca a Catania: Per salvare la pesca del Mediterraneo bisogna prima ricostituire gli stock ittici e risanare gli ecosistemi marini

Roma, 26 ottobre 2021 – Mentre a Catania negli Stati Generali della Pesca del 26 e 27 ottobre il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e le associazioni di settore discutono sul futuro della pesca italiana, il nostro mare registra tassi di sovra-sfruttamento delle risorse ittiche tra i più alti al mondo.  

Solo in Adriatico lo sforzo di pesca per la pesca a strascico dovrebbe essere ridotto del 60% per raggiungere la soglia di sostenibilità prevista della Politica Comune della Pesca. 

Per il Mediterraneo nordoccidentale, invece, l’Unione europea ha introdotto dal 2020 una progressiva riduzione del 40% della pesca a strascico di Italia, Francia e Spagna entro il 2025. 

Misure che pur essendo osteggiate dal settore della pesca professionale, sono però di vitale importanza per frenare la pressione sulle risorse marine, soprattutto quelle di particolare interesse commerciale.

Il degrado degli ecosistemi marini e l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche è una preoccupazione crescente nel Mediterraneo. Basti pensare che il 75% degli stock ittici sono pescati ben oltre i livelli di sostenibilità, e la pesca causa un impoverimento del 93% della biodiversità marina (IUCN, 2020). 

“Auspichiamo che gli Stati Generali della Pesca siano un’occasione per affrontare la questione centrale della pesca eccessiva che sta minando ed esaurendo le risorse da cui dipende, e per proporre alternative concrete per la loro tutela” – hanno dichiarato i rappresentanti di Legambiente, MedReAct, Marevivo e WWF. 

 È necessario trovare un equilibrio tra la salvaguardia delle risorse ittiche, la conservazione degli ecosistemi marini e la sostenibilità socio-economica della pesca. 

In una prospettiva di lungo termine riteniamo che sia di fondamentale importanza garantire il raggiungimento degli obiettivi della strategia europea sulla biodiversità per il 2030, in particolare per quanto riguarda la protezione del 30% delle acque europee, di cui il 10% protetto in modo rigoroso.

“Ci auguriamo vivamente che a Catania si affrontino questi temi cruciali – concludono le associazioni – e che si decida seriamente di invertire la rotta in un confronto allargato anche alle organizzazioni impegnate a tutelare il futuro del Mediterraneo e delle sue risorse”. 

MEDREACT and WWF call on France, Italy and Spain to respect their obligation to reduce overfishing in the Western Mediterranean

July 17th, 2021 – The EU Multi-annual management plan (MAP) for demersal stocks in the Western Mediterranean Sea (West Med MAP)[1] adopted in 2019, is the first multi-annual management plan implemented in the Mediterranean to deliver the Common Fisheries Policies objectives. 

The goal of West Med MAP is to achieve the sustainable exploitation of key demersal stocks – notably hake, red mullet, nephrops and shrimps – through the reduction of 40% of fishing effort of the bottom-trawling fleet by 2025, combined with the creation of closed areas to protect juvenile fish and spawners by July 17th, 2021. Furthermore the MAP is set to implement the ecosystem-based approach to fisheries management, in order to ensure that the negative impact of fishing activities on the marine ecosystem is minimised.

The latest report from the European Commission[2] shows that in the Mediterranean and Black Seas, the fishing mortality indicator ratio is still around 2.1, more than twice above sustainable levels, and that despite some slight recent improvements the overfishing situation continues to be worrying.

In 2020, a 10% effort reduction (= number of fishing days) was agreed under the MAP. However, when the European Commission proposed a 15% reduction in fishing effort for 2021, France, Italy and Spain rejected it. This led to a compromise solution where Italy agreed to a 10% effort reduction, while a 7.5% effort reduction was agreed for Spain and France, integrated with complementary measures in the form of spatial measures (additional closures to trawling), and selectivity measures in Spain[3].  

According to the above decision, taken at the EU AgriFish Council in December 2020, Spain should have tested and proposed additional selectivity measures for the entire trawl fleet in the West Med MAP. Plus, France, Italy and Spain should have identified new closures to protect nursery areas and spawning grounds for the most over-exploited species, in particular hake.

It is now time – the 17th of July – for France, Italy and Spain to fully implement their obligation by protecting nurseries and spawning areas of overexploited fish stocks.   It is now time for stakeholders to be informed about what new closures will be established, and about what selectivity measures were tested and will be adopted. MedReAct and WWF urge France, Italy and Spain to comply with this key deadline and share the results of the selectivity tests, given the urgency to implement actions needed for a fast recovery of overexploited stocks in the Western Mediterranean.


[1] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:32019R1022

[2] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=COM:2021:279:FIN

[3] https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-5415-2021-REV-1/en/pdf  

Anguille europee a rischio estinzione: Nel 2019 gli sbarchi in EU sono stati di oltre 2000 tonnellate 

“Per salvare la specie serve una moratoria sulla pesca”.

Roma, 15 giugno 2021 – Le anguille europee sono in forte declino da anni e sono considerate a rischio estinzione dalla IUCN che le ha inserite nella lista rossa.  Le misure adottate fino ad ora a livello europeo non sono state sufficienti a tutelare efficacemente questa specie a causa dei forti interessi commerciali della pesca professionale e ricreativa. La denuncia arriva da un’analisi recentemente pubblicata dall’organizzazione svedese Fisheries Secretariat (FishSec).

Nel 2017 per evitare il divieto di pesca di anguille oltre i 12 cm proposto dalla Commissione europea, gli Stati del Mar Baltico, e successivamente del Mar Atlantico, con una dichiarazione congiunta, hanno concordato un fermo pesca di 3 mesi all’anno. Inoltre, nel 2018 la Commissione Generale per la Pesca del Mediterraneo (CGPM) ha adottato  un piano di gestione sull’anguilla nel Mediterraneo che prevede un fermo pesca di 3 mesi nel periodo di migrazione   dell’anguilla  e  l’introduzione di zone di restrizione alla pesca per proteggere ulteriormente l’anguilla. 

A livello europeo, il fermo pesca seppur rispettato legalmente, è  stato attuato in periodi di chiusura inefficaci che non incidono affatto sulla fase di vita più vulnerabile delle anguille, quella del viaggio migratorio verso il Mar dei Sargassi per la riproduzione, ma deciso in base alle esigenze commerciali del settore della pesca nei diversi Paesi.

Basti pensare che nel 2019 gli sbarchi di anguille gialle e argentate nell’UE nel 2019 sono stati di oltre 1000 tonnellate nella regione del Mar Baltico, dove avviene la maggior parte delle catture, 856 tonnellate nei paesi lungo la costa occidentale europea e 520 tonnellate negli Stati membri del Mediterraneo. 

In Italia negli ultimi anni anche se gli sbarchi della pesca ricreativa sono diminuiti, quelli della pesca commerciale sono aumentati e il fermo pesca, seppur coprendo la maggior parte dell’arrivo dell’anguilla giovanile, coincide solo con la seconda metà del periodo di migrazione dell’anguilla argentata, specie che costituisce il 75% degli sbarchi, rivelandosi una misura inefficace. 

Addirittura, secondo quanto riporta il rapporto di FishSec, diversi paesi, tra cui Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, permettono lo sbarco e/o la vendita durante il periodo di fermo pesca, dopo aver tenuto le anguille vive in contenitori di stoccaggio sommersi. Una pratica davvero inaccettabile.

Fino ad ora solo Irlanda e Slovenia hanno proibito la pesca dell’anguilla europea. Troppo poco se si considera l’obiettivo della nuova Strategia per la Biodiversità dell’UE di proteggere le specie vulnerabili.

Appare evidente che l’anguilla è una specie fortemente minacciata. Negli anni ’70 le produzioni ammontavano a 1500 tonnellate per ridursi a 500 tonnellate negli anni ’90 e a poco più di 200 negli ultimi anni. Non ci sono dubbi che per arrestare questo trend è necessario intervenire in maniera decisa con azioni efficaci e relativi controlli finalizzati al recupero della specie, considerato che il fermo pesca di 3 mesi, introdotto dall’UE per evitare una chiusura totale, non ha prodotto  l’effetto sperato. 

“È il momento – dice Vittoria Gnetti di MedReAct – di proteggere integralmente questa specie in forte declino da ormai oltre 30 anni attraverso una moratoria sulle catture.”

Momentum to close the Gulf of Lion Fisheries Restricted Area reaches shores of the European Parliament

Members of European Parliament urge Commissioner Sinkevičius to close this FRA to bottom fishing.

Brussels 28.04.2021:  Ocean conservation NGO MedReAct applauds the initiative of Member of the European Parliament (MEP) Caroline Roose to raise awareness on the need to permanently close the Gulf of Lion Fisheries Restricted Area to destructive fishing practises.  

MEP Roose, member of the Group of the Greens/European Free Alliance, sent a letter co-signed by parliamentarians to European Commissioner for Environment, Oceans and Fisheries, Virginijus Sinkevičius, urging the latter to support the permanent closure of the Fisheries Restricted Area in the Gulf of Lion to bottom fishing.  

MEP Roose engaged 35 parliamentarians from a wide range of political parties to co-sign the letter, in which its permanent closure to all types of bottom gears would constitute “an investment that would offer short, medium and long-term benefits” for the region. In addition, the letter also references recent scientific findings on “the immense carbon cost of bottom trawling,” as another reason to call for the permanent closure of the FRA.

We urge Commissioner Sinkevičius to work ahead of the annual meeting of the General Fisheries Commission for the Mediterranean in November to ensure that this area is finally and permanently closed to bottom fishing.Similar measures have been adopted in the Jabuka Pomo pit FRA in the Adriatic Sea, where in less than two years we have observed an extraordinary doubling of the biomass of commercial species important to fishermen in the area,” said MEP Roose. 

The Gulf of Lion is an important area for fish populations and marine biodiversity in the Mediterranean, which hosts a variety of sensitive habitats (Posidoniameadows, coralligenous habitats and submarine canyons). For decades, it has been a strategic fishing ground for French and Spanish fleets, however poor fisheries management over the years has contributed to considerable biodiversity loss and depletion of fish stocks. 

Since its designation in 2009 as a Fisheries Restricted Area – the only one in the Western Mediterranean set up by the General Fisheries Commission for the Mediterranean (GFCM) – the Gulf of Lion FRA has not delivered on any of its promises to protect the spawning stock of hake and other commercial species. Indeed, unlike all the other FRAs created in the Mediterranean, bottom fishing is not fully banned, which is an insufficient conservation measure for the recovery of fish stocks.

The Gulf of Lions FRA is an area of 2,000 km2located in French waters, about 70 Km offshore between Marseille and Sète. It does not represent a strategic interest for the Gulf fisheries as, in 2019, only about ten French fishing trawlers were still operating in the FRA, for just a total of 170 days in the year.

“The permanent closure of the FRA to bottom fishing can contribute to the recovery of the Gulf of Lion so that it can become once again what it has not been for decades: an area teeming with biodiversity in which sustainable fisheries can play a full role for coastal communities. What is urgently needed is the political will to make that happen,”said Stéphan Beaucher, MedReAct’s spokesperson for France. 

We welcome the support of the European Commission, and especially Commissioner Sinkevičius’ engagement to ensure that 10% of EU waters are strictly protected by 2030. In line with this key objective, MedReAct calls on Commissioner Sinkevičius to step in to support the closure of the Gulf of Lion FRA without further delay in order to protect spawning areas for European hake and sensitive habitats,”concluded Beaucher.

Squali in Mediterraneo, MedReAct lancia un appello: “Troppe ancora le catture accidentali in Italia. Bisogna fare di più per la loro tutela”.

Guida

Il Mediterraneo, vanta il triste primato della maggiore percentuale al mondo di squali e razze minacciate, con il 42% delle 71 specie valutate nella Lista Rossa delle specie minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).
 Tra le specie più soggette a catture accidentali c’è lo squalo Mako (Isurus oxyrinchus), una delle 24 specie protette a livello mediterraneo ed europeo (Regolamento (UE) 2015/2102 del 28 ottobre 2015 e Raccomandazione GFCM/42/2018/2), su cui vige il divieto di cattura, possesso, uccisione, commercio, trasporto e l’esposizione per fini commerciali, ma che continua ad essere vittima della pesca accidentale e in alcuni casi addirittura commercializzata. Come quello trovato proprio ieri sui banchi del Maas (Mercati Agroalimentari) di Catania e rivenduto come pesce spada. Un esemplare femmina lungo più di 4 metri, del peso di circa 700 kg e privo di testa e pinna.

Il Mako è una specie pelagica e costiera, presente anche in mare aperto, fino a 500 m di profondità. Una volta comune nel mar Mediterraneo, ora praticamente scomparsa da alcune aree, con un grave declino della popolazione del 99,99% dall’inizio del XIX secolo. Viene pescata accidentalmente dai palangari e tramagli e dalle tonnare.

Un altro episodio recente di cattura accidentale, da parte di un palangaro per la pesca al tonno è avvenuto sempre in acque siciliane. Il suo arrivo in porto a  Ognina (CT) è stato documentato con un video dagli stessi pescatori. L’esemplare è stato segnalato al Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, razze e chimere (GRIS) e è stato donato al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso (RG) per scopi scientifici.

“Per garantire la tutela di questa specie vulnerabile –  ha dichiarato Vittoria Gnetti, responsabile del progetto Come migliorare la conservazione di squali e razze a rischio nel Mediterraneo di MedReAct – le misure di tutela già esistono, basta solo che tutti le applichino. E’ quindi importante che i pescatori sappiano con precisione come comportarsi in caso di catture accidentali. Per questo stiamo diffondendo   una guida per il riconoscimento delle specie da rilasciare in mare pensata appositamente per loro”.

L’urgenza è resa ancora più necessaria dall’allarmante declino di queste specie. Infatti, oltre la metà delle 86 specie di squali, razze e chimere del Mediterraneo è minacciata e un terzo di queste è prossima al rischio di estinzione. Questo anche perché il loro ciclo di vita, a differenza di quello di altre specie di pesci, è molto lento, il loro periodo di gestazione è lungo, il loro livello di fecondità è basso così come lo è il tasso di riproduzione.

Tutte caratteristiche che li rendono particolarmente vulnerabili alle attività  pesca, per la difficoltà a ricostituire le loro popolazioni.

La guida, diffusa da MedReAct è stata prodotta in collaborazione con la Società Italiana di Biologia Marina (SIBM), l’Università di Padova, il Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, razze e chimere (GRIS) e il WWF e vuole essere uno strumento utile per riconoscere le specie che sono protette per legge e che quindi devono essere rilasciate, se pescate accidentalmente, e registrate sul giornale di bordo.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno del Shark Conservation Fund, un’organizzazione che mette a disposizione competenze e risorse per far fronte alle minacce che affliggono li squali e le razze del mondo. Shark Conservation Fund è un progetto della Rockefeller Philanthropy Advisors.

“The sea spoke to us and we should had listen”. The fishermen call at the Global Seafood Expo, Brussels 7-9 May 2019

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Rachele Andrioli

“The sea spoke to us. Had we  listened  we would not have reached this point”. What rises from the Italian Apulian fishermen is a desperate call about the Adriatic  fish crisis.  Mauro Lo Popolo, a former fisherman from the  traditional fishing port of Bisceglie,  is not the only voice. According to Rocco Cazzato, a small scale fisherman from Tricase “50 years ago, 200 meters of fishing net were enough to make the day, today you need at least 2 kilometers “. According to fisherman Leonardo Lo Popolo  “technology improvements had help us but at the expenses of the marine environment. We catch undersize  fish and this is not good because we never let the sea to rest ”. 

The strong voices of the Apulian fishermen on  the depletion of the Adriatic Sea are  soundtracking the Global Seafood Expo, the world’s largest fish trade fair, which is held in Brussels on 7- 9 May, 2019. Here, in the Italian Pavilion, extracts from the documentary “Even fish cry“, produced  by MedReAct and the Adriatic Recovery Project, are  screened. The documentary  tells the call of fishermen, scientists and activists , and their solutions for the preservation of one of the most exploited seas in the Mediterranean.

One solution to counteract the depletion of the Adriatic Sea is the  establishment of Fishery Restricted Areas, acting as a vital reserve for the recovery of marine biodiversity and fish stocks.

According to Domitilla Senni from MedReAct “The EU has now the opportunity to support  the establishment of a Fisheries Restricted Area in the Adriatic Otranto Chanel, where key habitats of fish species are found, as well as rare coral and gorgonian colonies. A proposal to this end is now being considered by the General Fisheries Commission for the Mediterranean. We ask Commissioner Vella not to let the fishermen call go unheard and support this proposal”.

Even  fish cry” –  documentary

Directors: Francesco Cabras – Alberto Molinari Production: MedReAct, Adriatic Recovery Project, GANGA Music: Rachele Andrioli, Dario Muci, Valerio Daniele, Francesco Raganato, Francesco Cabras, Sante Rutigliano.

Full version: https://vimeo.com/305958507

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=BRt6-l3YSt4

The Adriatic fishing pulse

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GIORNATA MONDIALE DEGLI OCEANI:  TUTELIAMO I GIARDINI DI  CORALLI DEL MEDITERRANEO, HABITAT ESSENZIALI PER L’ECOSISTEMA MARINO

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Roma, 8 giugno 2018 – La più grande comunità di coralli bianchi attualmente conosciuta nel Mediterraneo si trova nello Ionio, ed esattamente a Santa Maria di Leuca.  Ma nell’intero Mediterraneo queste colonie ricchissime di vita e di composti essenziali anche per la nostra salute sono numerose. Sono i coralli profondi (o di “acque fredde” perché prosperano dove la temperature dell’acqua va dai 4 ai 12 gradi) che rappresentano oltre la metà di tutti i coralli conosciuti al mondo. La loro struttura complessa rappresenta un importantissimo habitat che pullula di vita, proprio come gli alberi sulla terraferma. Sono il rifugio e l’habitat di tante specie di organismi (gamberi, granchi, cirripedi, stelle serpentine, pesci, spugne) che popolano il mare e che costituiscono l’oggetto di ricerche mediche  per  lo sviluppo di nuovi farmaci. Ad esempio è stato recentemente scoperto che il composto di una spugna profonda, la Discodermia dissoluta, mostra una potente attività antitumorale contro le cellule del cancro al polmone e al seno e che altre due spugne che crescono nelle colonie di coralli di acque profonde, hanno proprietà anti-infiammatorie e anti-virali.

Parliamo insomma di un patrimonio prezioso per la salute del mare e per quella umana, ma estremamente vulnerabile. I coralli di profondità sono organismi viventi tra i più antichi, che crescono molto lentamente e che possono impiegare decenni o addirittura secoli per riprendersi dall’ aggressione umana e gli attrezzi da pesca che arano  il fondo del mare  possono provocare un impatto devastante  su questi habitats così sensibili e vulnerabili.

Nella giornata mondiale degli Oceani, che si celebra l’8 giugno, MedReAct ricorda l’importanza dei numerosi habitat essenziali e vulnerabili in Mediterraneo e la necessità di tutelarli attraverso l’istituzione di aree dove la pesca di profondità venga fortemente limitata, anche facendo riferimento alla risoluzione del CGPM (Commissione generale per la Pesca nel Mediterraneo) dello scorso ottobre  che raccomanda l’istituzione di nuove FRAs (Fishery Restricted Areas) nel Mediterraneo, con l’obiettivo di istituire una rete di habitat ittici essenziali, per la protezione degli ecosistemi marini vulnerabili e le zone di riproduzione e accrescimento delle specie ittiche.

Un primo e importante risultato in questa direzione è stato raggiunto, anche grazie al contributo dell’Adriatic Recovery Project, coordinato dalla stessa MedReAct, proprio con l’istituzione di una FRA nella Fossa di Pomo, la più importante zona di riproduzione di scampi e nasello in Adriatico dove la pesca a strascico e con i palangari di fondo è stata vietata lo scorso ottobre.

“La chiusura della Fossa di Pomo – dice Domitilla Senni di MedReAct – è stato un primo fondamentale passo per il recupero dell’Adriatico  e del Mediterraneo, a cui ci auguriamo  ne seguono  presto molti altri. Dobbiamo dare al mare una tregua  e consentirgli di recuperare almeno parte della sua straordinaria biodiversità”.