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“The sea spoke to us and we should had listen”. The fishermen call at the Global Seafood Expo, Brussels 7-9 May 2019

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Rachele Andrioli

“The sea spoke to us. Had we  listened  we would not have reached this point”. What rises from the Italian Apulian fishermen is a desperate call about the Adriatic  fish crisis.  Mauro Lo Popolo, a former fisherman from the  traditional fishing port of Bisceglie,  is not the only voice. According to Rocco Cazzato, a small scale fisherman from Tricase “50 years ago, 200 meters of fishing net were enough to make the day, today you need at least 2 kilometers “. According to fisherman Leonardo Lo Popolo  “technology improvements had help us but at the expenses of the marine environment. We catch undersize  fish and this is not good because we never let the sea to rest ”. 

The strong voices of the Apulian fishermen on  the depletion of the Adriatic Sea are  soundtracking the Global Seafood Expo, the world’s largest fish trade fair, which is held in Brussels on 7- 9 May, 2019. Here, in the Italian Pavilion, extracts from the documentary “Even fish cry“, produced  by MedReAct and the Adriatic Recovery Project, are  screened. The documentary  tells the call of fishermen, scientists and activists , and their solutions for the preservation of one of the most exploited seas in the Mediterranean.

One solution to counteract the depletion of the Adriatic Sea is the  establishment of Fishery Restricted Areas, acting as a vital reserve for the recovery of marine biodiversity and fish stocks.

According to Domitilla Senni from MedReAct “The EU has now the opportunity to support  the establishment of a Fisheries Restricted Area in the Adriatic Otranto Chanel, where key habitats of fish species are found, as well as rare coral and gorgonian colonies. A proposal to this end is now being considered by the General Fisheries Commission for the Mediterranean. We ask Commissioner Vella not to let the fishermen call go unheard and support this proposal”.

Even  fish cry” –  documentary

Directors: Francesco Cabras – Alberto Molinari Production: MedReAct, Adriatic Recovery Project, GANGA Music: Rachele Andrioli, Dario Muci, Valerio Daniele, Francesco Raganato, Francesco Cabras, Sante Rutigliano.

Full version: https://vimeo.com/305958507

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=BRt6-l3YSt4

Pesce il Venerdì Santo ancora per poco. Il Mediterraneo si sta svuotando. MedReAct: istituire zona di restrizione alla pesca nel Canale di Otranto.

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Roma 19 aprile 2019 – Il Venerdì santo, si sa, si mangia pesce. Secondo un’ indagine firmata Coldiretti/Ixè, lo fa il 68% degli italiani, cioè quasi sette su dieci. Tutti, probabilmente, Inconsapevoli, che nel frattempo la pesca eccessiva sta svuotando il mare
La maggior parte del nostro pescato proviene dal Mare Adriatico che, da solo, sostiene il 50 % della pesca italiana e che si sta esaurendo sempre più velocemente sotto il peso di questo continuo sfruttamento a cui è sottoposto da decine e decine di anni insieme all’impatto comulativo di inquinamento e cambiamenti climatici

A confermare la gravità della situazione arriva un rapporto recentemente pubblicato dalla Commissione europea che ci dice che l’87% degli stock ittici mediterranei oggetto di studio risulta soggetto a una pesca insostenibile. Il rapporto STECF conclude che gli stock del Mediterraneo e del Mar Nero sono in forte depauperamento.
Per contrastare l’esaurimento della risorse ittiche si devono costituire delle aree di restrizione alla pesca, che consentano di creare delle riserve in cui i pesci possano riprodursi e crescere per ripopolare il mare
Dove questo è stato fatto gli stessi pescatori hanno percepito l’effetto positivo: e cioè l’aumento delle catture al di fuori delle riserve. A dimostrazione che il mare, se lasciato in pace, ha un formidabile potenziale di recupero.
L’esempio a noi più vicino è quello della Fossa di Pomo, in centro Adriatico, dove da poco più di un anno è stata istituita una Zona di restrizione alla pesca (Fishery Restricted Area) e dove, a detta degli stessi pescatori, e con loro soddisfazione, le catture di nasello intorno all’area sono molto aumentate.

“Considerato il risultato positivo di questa chiusura, la politica italiana dovrebbe avere il coraggio – dice Domitilla Senni di MedReActe coordinatrice della campagna internazionale Adriatic Recovery Project – di  sostenere la creazione di  una Zona di restrizione alla pesca anche nel canale di Otranto, dove oltre a importanti  habitat per le specie ittiche si trovano anche coralli bianchi di profondità e colonie del rarissimo corallo bamboo.”

 

The Adriatic fishing pulse

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GIORNATA MONDIALE DEGLI OCEANI:  TUTELIAMO I GIARDINI DI  CORALLI DEL MEDITERRANEO, HABITAT ESSENZIALI PER L’ECOSISTEMA MARINO

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Roma, 8 giugno 2018 – La più grande comunità di coralli bianchi attualmente conosciuta nel Mediterraneo si trova nello Ionio, ed esattamente a Santa Maria di Leuca.  Ma nell’intero Mediterraneo queste colonie ricchissime di vita e di composti essenziali anche per la nostra salute sono numerose. Sono i coralli profondi (o di “acque fredde” perché prosperano dove la temperature dell’acqua va dai 4 ai 12 gradi) che rappresentano oltre la metà di tutti i coralli conosciuti al mondo. La loro struttura complessa rappresenta un importantissimo habitat che pullula di vita, proprio come gli alberi sulla terraferma. Sono il rifugio e l’habitat di tante specie di organismi (gamberi, granchi, cirripedi, stelle serpentine, pesci, spugne) che popolano il mare e che costituiscono l’oggetto di ricerche mediche  per  lo sviluppo di nuovi farmaci. Ad esempio è stato recentemente scoperto che il composto di una spugna profonda, la Discodermia dissoluta, mostra una potente attività antitumorale contro le cellule del cancro al polmone e al seno e che altre due spugne che crescono nelle colonie di coralli di acque profonde, hanno proprietà anti-infiammatorie e anti-virali.

Parliamo insomma di un patrimonio prezioso per la salute del mare e per quella umana, ma estremamente vulnerabile. I coralli di profondità sono organismi viventi tra i più antichi, che crescono molto lentamente e che possono impiegare decenni o addirittura secoli per riprendersi dall’ aggressione umana e gli attrezzi da pesca che arano  il fondo del mare  possono provocare un impatto devastante  su questi habitats così sensibili e vulnerabili.

Nella giornata mondiale degli Oceani, che si celebra l’8 giugno, MedReAct ricorda l’importanza dei numerosi habitat essenziali e vulnerabili in Mediterraneo e la necessità di tutelarli attraverso l’istituzione di aree dove la pesca di profondità venga fortemente limitata, anche facendo riferimento alla risoluzione del CGPM (Commissione generale per la Pesca nel Mediterraneo) dello scorso ottobre  che raccomanda l’istituzione di nuove FRAs (Fishery Restricted Areas) nel Mediterraneo, con l’obiettivo di istituire una rete di habitat ittici essenziali, per la protezione degli ecosistemi marini vulnerabili e le zone di riproduzione e accrescimento delle specie ittiche.

Un primo e importante risultato in questa direzione è stato raggiunto, anche grazie al contributo dell’Adriatic Recovery Project, coordinato dalla stessa MedReAct, proprio con l’istituzione di una FRA nella Fossa di Pomo, la più importante zona di riproduzione di scampi e nasello in Adriatico dove la pesca a strascico e con i palangari di fondo è stata vietata lo scorso ottobre.

“La chiusura della Fossa di Pomo – dice Domitilla Senni di MedReAct – è stato un primo fondamentale passo per il recupero dell’Adriatico  e del Mediterraneo, a cui ci auguriamo  ne seguono  presto molti altri. Dobbiamo dare al mare una tregua  e consentirgli di recuperare almeno parte della sua straordinaria biodiversità”.

APPELLO DI 17 ORGANIZZAZIONI EUROPEE  PER LA TUTELA DELL’ADRIATICO

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Roma, 14 maggio 2018 – Sono 17 le organizzazioni europee e adriatiche , in rappresentanza di migliaia di cittadini, che hanno rivolto un appello  all’Italia, Croazia, Slovenia e alla Commissione europea, per la tutela degli ecosistemi marini vulnerabili e delle zone di  ripopolamento e accrescimento degli stock ittici  nella Fossa dell’Adriatico meridionale  attraverso l’istituzione di Aree di Restrizione alla Pesca. L’Adriatico Meridionale ospita comunità di coralli bianchi e aggregazioni imponenti di spugne nelle acque profonde. In questa zona si trovano anche habitats importanti per le balene di Cuvier e grandi presenze di altra megafauna come la manta gigante, stenelle e tartarughe. L’Adriatico meridionale è anche caratterizzato da zooplankton di mare aperto, noto anche come krill, e habitats di profondità con un’elevata ricchezza di invertebrati marini. Nel versante sud-occidentale si trovano siti caratterizzati da comunità di coralli profondi collegate a quelle di Santa Maria di Leuca, nel Mar Ionio, che nel 2006 vennero tutelate attraverso l’istituzione di una Area di Restrizione alla Pesca  da parte della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM).

La Fossa dell’Adriatico Meridionale ospita infine, importanti habitat per stock ittici commerciali fortemente sofrastruttati in Adriatico, quali i gamberi di profondità, il nasello e il gattuccio.  Secondo l’organizzazione MedReAct che ha promosso questa azione, “L’Adriatico ha sofferto per decenni di un prelievo sconsiderato della sue risorse, alcune delle quali rischiano il collasso. La tutela di ecosistemi vulnerabili marini e delle zone di riproduzione e accrescimento di stock  fortemente sovrasfruttati  può contribuire al loro recupero e alla sostenibilità della stessa pesca oggi fortemente in crisi.”

 Questi i firmatari della lettera:

  • Adriatic Recovery Projec
  • AdriaPan
  • AiDAP – Associazione Italiana direttori e funionari aree protette
  • ABAP – Associazione Biologici Ambientalisti Pugliesi
  • Archipelagos Institute of Marine Conservation
  • Bloom
  • Blue World Institute of Marine Research and Conservation
  • Centro Studi Cetacei
  • Legambiente
  • Marevivo
  • MedReAct
  • Oceana
  • Seas at Risk
  • SCIAENA
  • Sunce
  • ViVaMar
  • ZDRAVI GRAD

CREDI ANCORA AGLI ANGELI?

 

Cattolica, 5 gennaio 2018 –Il mio impegno di amministratore e di amante del mare è a disposizione: ogni piccola cosa che si fa a vantaggio del Mare è un vantaggio per tutti”queste le parole nel saluto del Sindaco di Cattolica Mariano Gennari, in apertura dell’incontro organizzato da MedReAct, l’Adriatic Recovery Project e l’ Acquario di Cattolica, moderato dal naturalista Andrea Fazi e aperto al pubblico, è stata approfondita la situazione e sono state presentate possibili azioni per salvare il mare e la sua fauna. Fra i relatoriStefano Gridelli (responsabile acquariologia Acquario di Cattolica e Oltremare), Francesco Ferretti (biologo marino dell’Università di Stanford), Fabrizio Serena (vice presidente IUCN-SSG Mediterraneo), Otello Giovanardi (referente Dirpartimento Bio di Ispra di Chioggia), Stefano Paganelli (Club Subacqueo DivePlanet di Rimini) e Azzurra Bastari (ricercatrice Università Politecnica delle Marche e di Adriatic Recovery Project).

“Per recuperare gli ecosistemi marini e le specie minacciate – dice Domitilla Senni, responsabile di MedReAct – serve una nuova gestione della pesca, che va sviluppata soprattutto attraverso la riconversione di sistemi di pesca distruttivi come lo strascico e l’istituzione di aree in cui la pesca non è consentita”.

LA SITUAZIONE IN ADRIATICO E LO SQUALO ANGELO

 L’Adriatico, che da solo sostiene il 50% della produzione ittica italiana, è, insieme al Golfo di Gabes in Tunisia, l’area del Mediterraneo dove si pratica con più intensità la pesca a strascico, particolarmente distruttiva per gli ecosistemi di fondo.

Lo Squalo Angelo (Squatina squatina) specie una volta comune nel nostro mare brulicante di vita fra comunità di gorgonie, giardini di corallo, scogliere di ostriche, aragoste e scampi, ama vivere sui fondali sabbiosi e fangosi a profondità variabile dai 5 ai 150 metri, è particolarmente vulnerabile a questo metodo di pesca ed è un simbolo della sofferenza in cui versa l’Adriatico e tutto il Mare Mediterraneo.

Ad aggravare la sua situazione c’è il fatto che le basse profondità sono maggiormente frequentate da individui giovani o femmine gravide, cosa che mette ancora più a rischio la specie, tanto che la IUCN (Unione Internazionale per la conservazione della Natura) l’ha classificata come specie “fortemente a rischio”. La sua quasi totale scomparsa, rappresenta l’evidente perdita di biodiversità subita dall’Adriatico negli ultimi 50 anni.

Durante questo periodo, l’aumento dello sforzo di pesca  ha portato a una drammatica riduzione, se non all’estinzione, di grandi predatori come squali e razze (diminuiti del 94%), delfini, foche, balene e tartarughe marine (solo del 2014 circa 52.000 tartarughe sono state accidentalmente catturate da pescherecci italiani di cui almeno 10.000 morte) e alla distruzione di habitat e specie strutturanti, come banchi di ostriche, giardini di corallo o elevate densità di spugne, fondamentali per il recupero del mare. A questi preoccupanti dati si aggiungono quelli sugli stock ittici: acciughe, sardine, naselli, scampi, gamberi dell’Adriatico sono sfruttati ben oltre i livelli di sostenibilità.

Fra il pubblico,  anche l’On. Marco Affronte in Commissione Pesca al Parlamento Europeo, che ha chiesto collaborazione agli studiosi: “Il 25 gennaio sarò in commissione per il piano di gestione dell’Adriatico. Alla comunità scientifica chiedo l’aiuto di dati confrontabili, per aumentare il supporto a chi, come me, vuole politiche di sostenibilità”.

Per scaricare le immagini: http://bit.ly/2lWLnys

CREDI ANCORA AGLI ANGELI?

www.TheOceanLife.com

Immagina di essere uno Squalo Angelo.

Forse assomigli più a una razza che a uno squalo, ma tant’è. Vivi nelle acque dell’Adriatico, in una foresta marina circondata da giovani pesci che ti nuotano intorno. Un gruppo di delfini sfreccia rapido, inseguito da un banco di tonno. Ti nascondi nel fondo sabbioso. Una speciale apertura, conosciuta come spiracolo, fornisce ossigeno direttamente al cervello, permettendoti di restare immobile, gli occhi sulla sommità della testa appena sopra la sabbia, i barbigli come baffi che percepiscono il minimo movimento nell’acqua. E’ tardo pomeriggio e attendi la tua merenda preferita: una sogliola o un pesce piatto preferibilmente. Appena ti passa accanto, lo colpisci in un decimo di secondo. La tua lunga pinna sotto la pancia, l’immagine speculare della pinna superiore della maggior parte degli squali, ti aiuta a sospingerti verso l’alto. Afferri la tua preda tra file di denti affilati come rasoi posti su mascelle estendibili.

Ma oggi non mangerai, forse non lo farai mai più. Il tuoi sensibili baffi hanno individuate un disturbo nell’acqua, qualcosa di grosso, che avanza rapidamente. Ti appiattisci sul fondo, immobile, ma all’improvviso è caos tutto intorno a te. spugne che si frantumano, mulinelli torbidi di sabbia, e tu vieni trascinato, sollevato da una pesante catena che tracima il fondo del mare e scaraventato, con pesci e fango, sul fondo di una rete a strascico, che estirpa la vita stessa dal mare. Sei una cattura accessoria, una vittima indesiderata di una rete da pesca destinata a catturare altro, come naselli o scampi, ma che, sul suo cammino tutto distrugge. Sei tra gli ultimi della tua specie.

Lo squalo angelo, oggi estinto in vaste zone del Mediterraneo, era un tempo molto abbondante in Adriatico. Partorisce i piccoli ma solo 1 su 5 raggiunge la maturità, il che lo ha reso particolarmente vulnerabili alla pesca eccesiva, alla scomparsa dei banchi di ostriche e alla perdita di habitat per la pesca a strascico che affligge il Mediterraneo da decenni.

Lo squalo angelo è emblematico del drammatico declino della varietà e quantità di pesce dell’Adriatico e della sua biodiversità. Fino agli anni ’20 era facile trovarlo sui menu dei ristoranti europei. Il suo sfruttamento risale a millenni. Gli antichi greci descrivevano la sua carne come “leggera” e “facilmente digeribile”. La sua ruvida pelle era impiegata dagli artigiani per lucidare il legno e, ironicamente, l’avorio. Cosa c’è di meglio che usare la pelle di una specie in via di estinzione per lucidare le zanne di un’altra.

Agli inizi del ‘900, solo nel mercato ittico di Venezia si vendevano ogni anno quasi 60.000 kg di squalo angelo. Nel 1980 le vendite erano drasticamente calate a 20 kg, e poi più nulla. Oggi questa specie è praticamente svanita.

Eppure proteggendo meglio gli habitat, migliorando la gestione della pesca e mettendo fine allo strascico di fondo, possiamo recuperare lo Squalo Angelo. Possiamo trasformare questo simbolo di sovrasfruttamento in un simbolo di rigenerazione e di un nuovo rapporto con gli oceani. Gli angeli della Bibbia erano messaggeri: scortarono Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden portando liete novelle e profezie. Anche lo Squalo Angelo è un messaggero: un avvertimento di come il miope saccheggio del nostro  Pianeta minacci la nostra stessa estinzione. È ora di credere che possiamo cambiare. È ora di ascoltare il messaggio dello Squalo Angelo. È tempo di #BelieveInAngels.


Vuoi dire al mondo che Credi agli Angeli?

Promuovi con noi  questo Natale  la protezione del mare! Stampa ed appendi sul tuo albero di Natale, uno Squalo Angelo di carta.  Poi scatta una foto e caricala su Snapchat, Instagram, Facebook or Twitter con il  tag #BelieveinAngels.


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