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ANCHE I PESCI PIANGONO

Il documentario narra, attraverso interviste e riprese condotte nelle principali marinerie della Puglia, le trasformazioni dell’Adriatico, un mare che fino a pochi decenni fa custodiva una grande ricchezza in biodiversità e che oggi si ritrova impoverito e malato. A raccontare questa parabola sono i suoi protagonisti. Coloro che il mare lo hanno vissuto e amato: pescatori che vivono in prima persona la crisi della pesca, ricercatori che ne rilevano con preoccupazione i cambiamenti, attivisti e funzionari di parchi e riserve, che conducono azioni di tutela. Questo racconto del mare è diviso in capitoli scanditi dalla presenza e dalle straordinarie interpretazioni dal vivo di Dario Muci, cantore e ricercatore etnomusicale, e Rachele Andrioli, una tra le più belle voci del Mediterraneo.

Regia: Francesco Cabras, Alberto Molinari
Ideazione: Domitilla Senni
Musicisti: Rachele Andrioli, Dario Muci,Valerio Daniele
Produzione: MedReAct Adriatic Recovery Project – GANGA

Earth Overshoot Day: Mediterraneo supersfruttato, il merluzzo si sta esaurendo. Bisogna ridurre lo sforzo di pesca del 58%.

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Roma 31 luglio 2018 – Il  1 agosto cade l’Earth Overshoot Day, il giorno di “sovrasfruttamento della Terra”, ovvero il giorno in cui lo sfruttamento delle risorse naturali supera quelle che il nostro pianeta può generare nell’anno. Un giorno che, purtroppo, è sempre più in anticipo, ogni anno che passa. Nel 2017, infatti, è stato il 2 agosto.

Naturalmente anche le risorse ittiche del mar Mediterraneo rientrano tra quelle sovrasfruttate. Tra queste, il nasello o merluzzo, lo è più di tutte, con un tasso medio di sovrasfruttamento 5.5 volte superiore a quello sostenibile,  con picchi che raggiungono 12 volte il livello di sfruttamento sostenibile nel Mediterraneo occidentale. Inoltre, la pesca eccessiva incide sulla taglia delle catture (si pescano pesci più giovani e più piccoli) con un conseguente deprezzamento alla vendita. Andando avanti così i pescatori avranno poco o niente da pescare e i consumatori rischiano di scordarsi le gustose ricette a base di questo pesce molto amato.

Se pensiamo che nel 2014 le catture di nasello in Italia sono state quelle dal più alto valore commerciale (64 milioni di euro), non c’è dubbio che il recupero di questa specie sarebbe nell’interesse di tutti, soprattutto degli stessi pescatori.

Ma il nasello non è l’unico: lo stato di impoverimento riguarda  il 90% degli stock ittici del Mediterraneo  con alcune specie, come alici e sardine, a rischio collasso in Adriatico. La soluzione per il loro recupero, secondo gli esperti dell’UE, ci sarebbe:  ridurre lo sforzo di pesca del 58%, ad esempio per il nasello.

Per contribuire al raggiungimento di  questo obiettivo – dice Domitilla Senni di MedReAct – a poco servono i fermi biologici come quelli attuati per poche settimane all’anno. C’è bisogno di chiudere definitivamente alla pesca le zone più sensibili e ridurre drasticamente lo strascico di fondo, la pesca più distruttiva per gli ecosistemi marini”.

Nel 2017, su iniziativa di MedReActe dell’Adriatic Recovery Project, è stata chiusa alla pesca demersale la più importante zona di riproduzione del nasello in Adriatico, all’interno della Fossa di Pomo. “Un’importante ed efficace misura di conservazione – conclude Senni – che dovrebbe essere estesa ad altri habitat essenziali di questa  ed altre specie ittiche in Adriatico e nel Mediterraneo”.

APPELLO DI 17 ORGANIZZAZIONI EUROPEE  PER LA TUTELA DELL’ADRIATICO

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Roma, 14 maggio 2018 – Sono 17 le organizzazioni europee e adriatiche , in rappresentanza di migliaia di cittadini, che hanno rivolto un appello  all’Italia, Croazia, Slovenia e alla Commissione europea, per la tutela degli ecosistemi marini vulnerabili e delle zone di  ripopolamento e accrescimento degli stock ittici  nella Fossa dell’Adriatico meridionale  attraverso l’istituzione di Aree di Restrizione alla Pesca. L’Adriatico Meridionale ospita comunità di coralli bianchi e aggregazioni imponenti di spugne nelle acque profonde. In questa zona si trovano anche habitats importanti per le balene di Cuvier e grandi presenze di altra megafauna come la manta gigante, stenelle e tartarughe. L’Adriatico meridionale è anche caratterizzato da zooplankton di mare aperto, noto anche come krill, e habitats di profondità con un’elevata ricchezza di invertebrati marini. Nel versante sud-occidentale si trovano siti caratterizzati da comunità di coralli profondi collegate a quelle di Santa Maria di Leuca, nel Mar Ionio, che nel 2006 vennero tutelate attraverso l’istituzione di una Area di Restrizione alla Pesca  da parte della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM).

La Fossa dell’Adriatico Meridionale ospita infine, importanti habitat per stock ittici commerciali fortemente sofrastruttati in Adriatico, quali i gamberi di profondità, il nasello e il gattuccio.  Secondo l’organizzazione MedReAct che ha promosso questa azione, “L’Adriatico ha sofferto per decenni di un prelievo sconsiderato della sue risorse, alcune delle quali rischiano il collasso. La tutela di ecosistemi vulnerabili marini e delle zone di riproduzione e accrescimento di stock  fortemente sovrasfruttati  può contribuire al loro recupero e alla sostenibilità della stessa pesca oggi fortemente in crisi.”

 Questi i firmatari della lettera:

  • Adriatic Recovery Projec
  • AdriaPan
  • AiDAP – Associazione Italiana direttori e funionari aree protette
  • ABAP – Associazione Biologici Ambientalisti Pugliesi
  • Archipelagos Institute of Marine Conservation
  • Bloom
  • Blue World Institute of Marine Research and Conservation
  • Centro Studi Cetacei
  • Legambiente
  • Marevivo
  • MedReAct
  • Oceana
  • Seas at Risk
  • SCIAENA
  • Sunce
  • ViVaMar
  • ZDRAVI GRAD

CREDI ANCORA AGLI ANGELI?

 

Cattolica, 5 gennaio 2018 –Il mio impegno di amministratore e di amante del mare è a disposizione: ogni piccola cosa che si fa a vantaggio del Mare è un vantaggio per tutti”queste le parole nel saluto del Sindaco di Cattolica Mariano Gennari, in apertura dell’incontro organizzato da MedReAct, l’Adriatic Recovery Project e l’ Acquario di Cattolica, moderato dal naturalista Andrea Fazi e aperto al pubblico, è stata approfondita la situazione e sono state presentate possibili azioni per salvare il mare e la sua fauna. Fra i relatoriStefano Gridelli (responsabile acquariologia Acquario di Cattolica e Oltremare), Francesco Ferretti (biologo marino dell’Università di Stanford), Fabrizio Serena (vice presidente IUCN-SSG Mediterraneo), Otello Giovanardi (referente Dirpartimento Bio di Ispra di Chioggia), Stefano Paganelli (Club Subacqueo DivePlanet di Rimini) e Azzurra Bastari (ricercatrice Università Politecnica delle Marche e di Adriatic Recovery Project).

“Per recuperare gli ecosistemi marini e le specie minacciate – dice Domitilla Senni, responsabile di MedReAct – serve una nuova gestione della pesca, che va sviluppata soprattutto attraverso la riconversione di sistemi di pesca distruttivi come lo strascico e l’istituzione di aree in cui la pesca non è consentita”.

LA SITUAZIONE IN ADRIATICO E LO SQUALO ANGELO

 L’Adriatico, che da solo sostiene il 50% della produzione ittica italiana, è, insieme al Golfo di Gabes in Tunisia, l’area del Mediterraneo dove si pratica con più intensità la pesca a strascico, particolarmente distruttiva per gli ecosistemi di fondo.

Lo Squalo Angelo (Squatina squatina) specie una volta comune nel nostro mare brulicante di vita fra comunità di gorgonie, giardini di corallo, scogliere di ostriche, aragoste e scampi, ama vivere sui fondali sabbiosi e fangosi a profondità variabile dai 5 ai 150 metri, è particolarmente vulnerabile a questo metodo di pesca ed è un simbolo della sofferenza in cui versa l’Adriatico e tutto il Mare Mediterraneo.

Ad aggravare la sua situazione c’è il fatto che le basse profondità sono maggiormente frequentate da individui giovani o femmine gravide, cosa che mette ancora più a rischio la specie, tanto che la IUCN (Unione Internazionale per la conservazione della Natura) l’ha classificata come specie “fortemente a rischio”. La sua quasi totale scomparsa, rappresenta l’evidente perdita di biodiversità subita dall’Adriatico negli ultimi 50 anni.

Durante questo periodo, l’aumento dello sforzo di pesca  ha portato a una drammatica riduzione, se non all’estinzione, di grandi predatori come squali e razze (diminuiti del 94%), delfini, foche, balene e tartarughe marine (solo del 2014 circa 52.000 tartarughe sono state accidentalmente catturate da pescherecci italiani di cui almeno 10.000 morte) e alla distruzione di habitat e specie strutturanti, come banchi di ostriche, giardini di corallo o elevate densità di spugne, fondamentali per il recupero del mare. A questi preoccupanti dati si aggiungono quelli sugli stock ittici: acciughe, sardine, naselli, scampi, gamberi dell’Adriatico sono sfruttati ben oltre i livelli di sostenibilità.

Fra il pubblico,  anche l’On. Marco Affronte in Commissione Pesca al Parlamento Europeo, che ha chiesto collaborazione agli studiosi: “Il 25 gennaio sarò in commissione per il piano di gestione dell’Adriatico. Alla comunità scientifica chiedo l’aiuto di dati confrontabili, per aumentare il supporto a chi, come me, vuole politiche di sostenibilità”.

Per scaricare le immagini: http://bit.ly/2lWLnys

DO YOU BELIEVE IN ANGELS?

www.TheOceanLife.com

It’s time to bring angels back. And if we listen to the better angels of our nature, we can.

Imagine you are an Angel Shark. You look more like a ray than a shark, but shark you are. You live in the waters of the Adriatic, in a marine forest  surrounded by young fish at play in their nursery. A pod of dolphins swim excitedly by, worrying a school of tuna. You bury yourself in the sandy bottom where a special form of gill, unusual among sharks, known as a spiracle, delivers oxygen straight to your brain, allowing you to lie still, the eyes on top of your head just above the sand, your whisker-like barbels sensing the slightest movement in the water. You are awaiting your favourite late afternoon Mediterranean snack: a ray or a flatfish preferably. Should one swim by, your strike, at a right angle to your body, will take less than a tenth of a second. The long fin under your belly, the mirror image of most shark’s long top fin, will help propel you upwards. You’ll snag your prey between nine rows of razor sharp teeth on the top of your jaw and the ten rows of teeth on the bottom.

But you won’t be eating today, or ever again. Your sensitive barbel picks up a disturbance in the water, something very big, moving very fast. You lie still as you can, but suddenly all around you is chaos: Sponge shredding, the sand on the sea bottom in sudden turmoil, and you’re being dragged and then lifted up by a heavy chain dragging along the seafloor and then pushed into a wall of fish and rock and sea life at the back of a bottom trawler’s net, strip mining the sea bottom. You’re bycatch, an unwanted victim of a fishing net intended to catch hake or shrimp, but in the process managing to destroy everything in its path. You’re among the last of your kind.

Angel sharks,  extinct in large areas of the Mediterranean today, were once plentiful in the Adriatic. They bear live young, but only 1 in 5 ever reach maturity, which has made them particularly vulnerable to the chronic overfishing, the depletion of  oyster beds, and the loss of habitat to bottom trawling that have plagued the Mediterranean for decades.

The angel shark is emblematic of the steep decline in the number and variety of fish in the Adriatic. It was common at least until the mid 1920s, and known as “monkfish” and “sand devil” on restaurant menus across Europe.

Its exploitation goes back thousands of years. Ancient Greeks described its flesh as “light” and “easily digestible.” Its rough skin was reportedly used by craftsmen for polishing wood and, ironically, ivory. Nothing like using the skin of one endangered species to buff up the tusks of another.

In the 1920s, nearly 60,000 kilograms of Angel Shark a year were sold in the Venice fish market alone. By 1980, that figure was down to 20 kilograms. Then nothing. The species is all but gone now.

But with better protection of habitat, better management of fishing fleets, and an end to the  practice of bottom trawling, we can bring the Angel Shark back. We can make this symbol of overexploitation a symbol of regeneration, of coming to our senses, of a new relationship with the ocean.

The angels of the bible were messengers: they escorted Adam and Eve from the garden of Eden, they bore glad tidings and prophecies. The Angel Shark is a messenger as well — a warning of how our shortsighted plunder of our own home threatens our own extinction. It’s time to believe we can change. It’s time to hear the message of the Angel Shark. It’s time to #BelieveInAngels.


Want to tell the world you #BelieveInAngels?

Print and hang your very own ANGEL SHARK CHRISTMAS ORNAMENT on your tree! Take a picture and upload it to Snapchat, Instagram, Facebook or Twitter with the tag #BelieveInAngels and join us in making a great big Christmas wish for better ocean protection.

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FISHERIES RESTRICTED AREA NOW ESTABLISHED TO PROTECT THE JABUKA/POMO PIT!

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Montenegro, October 17th, 2017. The 41st session of the General Fisheries Commission for the Mediterranean (GFCM) has adopted today the EU proposal for the establishment of a Fisheries Restricted Area in the Jabuka/Pomo Pit banning dermal fisheries.

The EU proposal, based on the work of MedReAct and the Recovery Adriatic Project, creates three fishing areas in the Pit, one closed to all demersal fisheries (bottom trawling, set longliners, traps) and two other where fishing effort will be significantly restricted.

” The protection by the GFCM of the Jabuka/Pomo Pit  is a milestone  decision ” said Domitilla Senni, from MedReAct – “showing that  progress can be achieved even in areas heavily exploited by fisheries. We congratulate the  GFCM, the EU  and all those scientists that have long worked for the recovery of this area and of the  Adriatic Sea”