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FISHERIES RESTRICTED AREA NOW ESTABLISHED TO PROTECT THE JABUKA/POMO PIT!

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Montenegro, October 17th, 2017. The 41st session of the General Fisheries Commission for the Mediterranean (GFCM) has adopted today the EU proposal for the establishment of a Fisheries Restricted Area in the Jabuka/Pomo Pit banning dermal fisheries.

The EU proposal, based on the work of MedReAct and the Recovery Adriatic Project, creates three fishing areas in the Pit, one closed to all demersal fisheries (bottom trawling, set longliners, traps) and two other where fishing effort will be significantly restricted.

” The protection by the GFCM of the Jabuka/Pomo Pit  is a milestone  decision ” said Domitilla Senni, from MedReAct – “showing that  progress can be achieved even in areas heavily exploited by fisheries. We congratulate the  GFCM, the EU  and all those scientists that have long worked for the recovery of this area and of the  Adriatic Sea”

 

 

ADRIATICO: OLTRE 200 RICERCATORI DA TUTTO IL MONDO CHIEDONO LA CHIUSURA PERMANENTE DELLA FOSSA DI POMO ALLA PESCA A STRASCICO

 

Roma, 16 ottobre 2017 – Sono oltre 200 i ricercatori che da Università ed enti di ricerca di tutto il mondo hanno aderito all’appello per la protezione della Fossa di Pomo, situata nel centro Adriatico tra Italia e Croazia.

Alla vigilia della riunione in Montenegro della Commissione Generale sulla Pesca nel Mediterraneo (CGPM), che esaminerà la proposta di istituzione di una Fisheries Restricted Area (FRA), ovvero di un’area chiusa alla pesca demersale, presentata da MedReAct e dall’Adriatic Recovery Project, 200 ricercatori si rivolgono al CGPM per chiedere la chiusura permanente della Fossa di Pomo alla pesca demersale. Quest’area, che arriva a una profondità massima di 200-260 metri, presenta caratteristiche uniche dal punto di vista geomorfologico e oceanografico.

E’ considerato uno dei più importanti Essential Fish Habitat di tutto l’Adriatico, soprattutto ai fini della riproduzione e della crescita di alcune importanti specie demersali come il nasello. L’area ospita inoltre la più estesa popolazione di scampi. La pesca, soprattutto quella a strascico, minaccia dunque seriamente le popolazioni ittiche che fanno di questa zona una delle più importanti riserve di pesca dell’Adriatico. L’appello, ha raccolto l’adesione di firme e pareri autorevoli del mondo della ricerca scientifica

“Ho firmato perché dovremmo cercare di recuperare almeno parte di quella biodiversità marina che abbiamo perso”, ha dichiarato Daniel Pauly, ricercatore al Fishery Center della Università della Colombia Britannica in Canada, molto noto per i suoi lavori sull’impatto della pesca sull’ambiente marino.

“Abbiamo urgente bisogno di misure che proteggano dallo strascico di fondo”, ha dichiarato Callum Roberts, professore, oceanografo, all’University of York. “Senza di esse l’Adriatico, continuerà il suo inesorabile cammino verso la perdita dei suoi stock.

“Così come nell’ambiente terrestre boschi e foreste garantiscono il mantenimento della biodiversità, in mare è l’integrità strutturale e funzionale dei fondali che permette la resilienza allo sfruttamento”, ha detto Carlo Cerrano, del Dipartimento di Scienza della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche. “A lungo termine, senza l’habitat adeguato, nessuna specie può sopravvivere. La pesca a strascico non è sostenibile”.

“Come ricercatore con esperienza sugli impatti dello strascico di fondo sugli ecosistemi bentonici e conoscendo bene la vulnerabilità ecologica del mare Adriatico e in particolare delle sue zone più profonde – ha dichiarato Antonio Pusceddu, professore nel Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente all’Università di Cagliari – credo fermamente che preservare la Fossa di Pomo debba costituire una priorità per la conservazione della biodiversità e per la gestione delle risorse del mare Adriatico”.

Oltre alle numerose adesioni da parte della comunità scientifica, l’istituzione di una FRA nella Fossa di Pomo, ha ricevuto il sostegno dell’Unione Europea che l’ha inserita tra gli impegni della UE per la conservazione degli oceani, nel corso della Conferenza Our Ocean svoltasi a Malta il 5-6 ottobre scorso. Alla sua ufficializzazione manca dunque solo l’avallo della CGPM.

“L’istituzione della FRA in una zona considerata da decenni prioritaria per la conservazione delle risorse e dei suoi ecosistemi vulnerabili” – ha concluso Domitilla Senni responsabile di MedReAct e coordinatrice dell’Adriatic Recovery Project “costituirebbe finalmente un primo segnale concreto per il recupero dell’Adriatico e per il futuro della pesca”.

Scarica la petizione: adriatic_petition IT

Download the press release  PR ENG   and the petition in English: adriatic_petition ENG

Download the press release  PR HR  and petition in Croatian: adriatic_petition_HR

 

 

 

 

 

OUR OCEAN: A MALTA l’UE ANNUNCIA IMPEGNO PER LA PROTEZIONE DELLA FOSSA DI POMO

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Alla Conferenza sugli Oceani in corso in questi giorni a Malta, l’Unione Europea, per bocca del Commissario Vella, e la Croazia hanno presentato, tra le misure per la protezione del Mediterraneo, l’istituzione di una FRA (Fishery Restricted Area) nella Fossa di Pomo (un’area che si estende per circa 2700 Km  tra l’Italia e la Croazia) con l’obiettivo di proteggere gli stock ittici in un habitat riconosciuto come essenziale per la riproduzione di molte specie marine. L’istituzione della FRA sarà ufficializzata durante la Commissione Generale per la Pesca del Mediterraneo  (CGPM) che si svolgerà dal 16 al 19 ottobre in Montenegro.

La proposta della FRA è stata presentata da MedReAct e dall’alleanza internazionale “Adriatic Recovery Project” costituitasi, quest’ultima, neanche un anno fa proprio per portare avanti azioni in difesa del mare Adriatico.

“Un grande risultato che da ragione al nostro impegno e al nostro lavoro e un plauso a Karmenu Vella, Commissario Europeo alla Pesca ”, dichiara con  soddisfazione Domitilla Senni  di MedReAct, che coordina l’alleanza internazionale. “L’UE ha evidentemente capito che non possiamo più tergiversare nella difesa del Mediterraneo e ha sposato la  chiusura alla pesca a strascico  della Fossa di Pomo,  essendo questa un’area fondamentale per la riproduzione di alcune delle specie commerciali più importanti, come gli scampi e i naselli.”

Se non vogliamo che il  mare Mediterraneo, e in particolare l’Adriatico, diventi un deserto mettendo a repentaglio la biodiversità ma anche tutto un sistema economico che da anni vive sulle risorse marine, c’è urgente bisogno di misure di protezione. La chiusura della Fossa di Pomo deve essere considerata come il primo passo verso una strategia di protezione più ampia.

“Siamo felici  – conclude Domittilla Senni – che la politica europea ne abbia finalmente preso atto”.

21 NGOs and groups call on the EU Commissioner Karmenu Vella to protect the Jabuka/Pomo Pit from demersal fisheries.

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Mr Karmenu Vella                                                                                         July 31st, 2017

Commissioner for Environment, Maritime Affairs and Fisheries

European Commission 200, Rue de la Loi, B-1049 Brussels

Subject: Urgent call for a Fisheries Restricted Area in the Jabuka/Pomo Pit closed to demersal fisheries.

Dear Commissioner Vella,

the Jabuka/Pomo Pit, in the central Adriatic Sea, is a site of unique productivity due to the physical processes influencing the dynamics of water circulation and nutrient delivery to this area. In particular, the Pit hosts the most important Adriatic nurseries for European hake, Norway lobster and others valuable species, such as horned octopus and monkfish, making it a critical area for the recovery and sustainability of these stocks and the fisheries that depend on them. The Jabuka/Pomo Pit is also a key area for vulnerable species of cetaceans and sea turtles and a suite of Vulnerable Marine Ecosystems (VMEs).

Last May the Scientific Advisory Committee (SAC) of the General Fisheries Commission for the Mediterranean (GFCM), endorsed a proposal for the establishment of a Fisheries Restricted Area (FRA) in the Jabuka/Pomo Pit, with a core area closed to demersal fisheries and a surrounding buffer area with limited and monitored fishing [1].

The proposed  FRA covers the waters closed to trawling through a bilateral agreement between Italy and Croatia in 2015, which took into account the advice of AdriaMed scientists. The Pit was then re-opened to trawling in 2016 due to pressure from the Italian fishing sector, depriving the area and its nursery and spawning grounds from the much needed protection. Recently, following the growing support for a FRA in the Jabuka/Pomo Pit, Croatia and Italy agreed to reintroduce a fishing closure from the September 1st 2017. Because of their critical and irreplaceable importance to the Adriatic broader marine ecosystems and ecosystem services, the Pit Essential Fish Habitats deserve lasting conservation measures to ensure that national political shifts do not reverse established protection, as it was the case in 2016.

We, the undersigned organizations and groups, call on you to propose the establishment of a Jabuka/Pomo Pit FRA closed to demersal and recreational fisheries at the next GFCM Conference (Montenegro, 16-20 October 2017).

A proposal by the EU following scientific advice, would be fully consistent with the CFP. A FRA in the Jabuka/Pomo Pit would also create a level playing field in the Adriatic by extending the current fishing ban introduced in area by Croatia, to other fleets in the region. Based on scientific information available to date, anything short of a FRA closing the Pit to demersal fisheries is unlikely to be effective in rebuilding Adriatic depleted stocks and would fell short of the MedFish4Ever Declaration objective to recover fisheries in the region.

We therefore strongly urge you to promote a FRA in the Jabuka/Pomo Pit that:

  • Introduces a ban on demersal fisheries including towed nets, bottom set nets, bottom and mid-water longlines and recreational fishing.
  • Defines the waters closed to demersal and recreational fishing according to the proposed FRA core area endorsed by the SAC in May 2017.
  • Includes a buffer area where fishing activities will be restricted and only allowed to authorized fishing vessels.
  • Provides mechanisms for monitoring the status of the EFHs and VMEs in the area.
  • Strengthen MCS measures to ensure full compliance.

Yours faithfully,

20000 Milja– 20.000 Leagues Marine Explorers Society.

Adriatic Recovery Project

AIDAP

Archipelagos Institute of Marine Marine Conservation

BIOM

CASA – Clean Adriatic Sea Alliance

Fundaciò ENT

Greenpeace

Legambiente

Marevivo

MEDASSET – Mediterranean Association to Save the Sea Turtles

MedCEM – Mediterranean Center for Environment Monitoring

MedReAct

New Economics Foudation

Pechétique

Oceana

OurFish

Seas at Risk

Sunce – Association for Nature, Environment and Sustainable Development

Vivamar – Society for the Sustainable Development for the Sea

Zdravi Grad

[1]The Scientific Advisory  Committee  requested  the Commission to consider the establishment of a new GFCM FRA in the central Adriatic Jabuka/Pomo Pit, on the basis of the technical elements and coordinates provided in the FRA proposal”. Nineteenth session of the Scientific Advisory Committee (SAC) Ljubljana, Slovenia, 16-19 May 2017.

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TIME TO PROVIDE INTERNATIONAL PROTECTION FOR THE JABUKA/POMO PIT.

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15 July 2017. On the eve of the EU Fisheries Council (Bruxelles, 17 July 2017), which will examine the latest status of Mediterranean fisheries[1], the Adriatic Recovery Project calls upon Commissioner Vella and Croatia to promote the establishement of an international Fisheries Restricted Area (FRA) in the Central Adriatic Jabuka/Pomo Pit, closed to all demersal fisheries, such as trawling and longliners.

Last May the Scientific Committee (SAC) of the General Fisheries Commission for the Mediterranean (GFCM), endorsed the Adriatic Recovery Project’s proposal for the establishment of a FRA closed to all demersal fisheries in the Pomo/Jabuka Pit, and submitted it to the next Conference of the GFCM (Montenegro, 16-20 October 2017). This measure would allow for the protection of the most important nursery and spawning grounds of Adriatic overexploited species, such as European hake and Norway lobster. In addition, the establishment of a FRA closed to demersal fisheries, would create a level playing field in the area by extending the fishing ban, introduced last May by Croatia, to all Mediterranean fleets.

“We consider the establishment of the Jabuka/Pomo Pit FRA, closed to all demersal fisheries, the first testing ground for the European Commission willingness to implement the Med4Fish Declaration, adopted last March in Malta. We now look at the Commission to propose the establishment of the FRA at the GFCM Conference, with measures based on SAC advice. Anything else short of a full ban on demersal fisheries will be considered a poor compromise and will not provide the full protection needed for the critical habitats and species present in the area ” – said Domitilla Senni from  MedReAct/Adriatic Recovery Project.

English version with map: CS_ 1307017 Jabuka-EN

Croatian version: CS Pomo 15.7.2017 HR

The Adriatic Recovery Project is an alliance of  NGOs and scientific institutions to  protect vulnerable marine ecosystems  and fish essential habitats of the Adriatic Sea. The Project is coordinated by MedReAct, in partnership with Legambiente, Marevivo, the Stanford University and the Marche Polytechnic University.

[1] Communication from the  Commission on the State of Play of the Common Fisheries Policy and Consultation on the Fishing Opportunities for 2018.

 

 

ADRIATICO DA SVELARE E DA SALVARE. Presentato ad Ancona il dossier dell’Adriatic Recovery Project sugli ecosistemi vulnerabili dell’Adriatico e sulle misure per la loro tutela .

 

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Ancona 5 luglio 2017 – Solo nel 2014, 52.000 tartarughe catturate dallo strascico di cui 10.000 morte e, negli ultimi 50 anni, crollo del 94% dei grandi predatori. Tra questi alcune specie, come lo squalo angelo (Squatina squatina) o il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias), una volta comuni nell’intero Adriatico, sono praticamente scomparsi. Stesso trend negativo per i mammiferi marini, delfini, foche, balene e per le tartarughe marine. Drastica anche la riduzione di habitat e specie strutturanti, come letti di ostriche, o foreste di pennatule, spugne, fondamentali per il recupero delle specie commerciali e non solo.

Questi sono solo alcuni dei dati contenuti nel dossier dal titolo “Adriatico da svelare”, presentato il 5 luglio ad Ancona a bordo del Palinuro, la nave scuola della Marina Italiana, da Carlo Cerrano del Politecnico delle Marche.

Durante l’incontro, al quale hanno partecipato anche Valeria Mancinelli, Sindaco di Ancona, Giuseppe Valentini, Comandante della nave Palinuro, Maria Rapini, segretario generale di Marevivo, e Domitilla Senni di MedReAct, sono state inoltre presentate le azioni dell’Adriatic Recovery Project per il recupero delle risorse marine dell’ Adriatico.

L’Adriatico ospita il 49% delle specie marine conosciute in Mediterraneo ma, insieme al Golfo di Gabes in Tunisia, è l’area del Mediterraneo dove si pratica con più intensità la pesca a strascico, particolarmente distruttiva per gli ecosistemi vulnerabili marini come i giardini di spugne e coralli, campi di pennatule e gorgonie, fondali a molluschi bivalvi e altre foreste di animali marini, canyon sottomarini e praterie di posidonia considerati habitat fondamentali per la salute del mare. Lo strascico può provocare anche un forte impatto sugli habitat considerati essenziali per le specie ittiche, ovvero quelle aree in cui le larve o i giovanili di specie commerciali si ritrovano con elevate abbondanze e densità (ad esempio la Fossa di Pomo in centro Adriatico).

Solo di recente la CGPM, Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM), l’organismo regionale che regolamenta la gestione e la conservazione delle risorse biologiche marine, ha avviato un processo per la loro identificazione e tutela anche attraverso l’istituzione di aree di restrizione alla pesca (Fisheries Restricted Areas, FRA).

Per questo lo scorso febbraio MedReAct, con il supporto scientifico del Politecnico delle Marche e dell’Università di Stanford, ha presentato al CGPM una proposta per l’istituzione di una nuova FRA nella Fossa di Pomo a tutela delle importanti nurseries e delle VMEs presenti nell’area La proposta ha stimolato un’iniziativa congiunta di Croazia e Italia per la chiusura alla pesca demersale di una zona della Fossa di Pomo dal 1 settembre 2017.

Decenni di malapesca hanno impoverito l’Adriatico, esaurito gli stock ittici, compromesso la struttura degli habitat di fondo e provocato la scomparsa di alcuni predatori, come lo squalo angelo – ha dichiarato Domitilla Senni di MedReAct – E’ ora di cambiare rotta attraverso una nuova misura di recupero del mare, anche attraverso il divieto allo strascico di fondo nelle zone più sensibili come la Fossa di Pomo e altre aree a rischio”.

In Adriatico esistono ancora tanti spunti di scoperta e riscoperta delle meraviglie del mare – spiega Maria Rapini, segretario generale di Marevivo – e proprio per tutelare la biodiversità che sussiste in queste acque, nonostante le pressioni dirette e indirette sull’intero sistema marino costiero, sono importanti ed urgenti le iniziative di ricerca, studio e sensibilizzazione come Adriatic Recovery Project”.

Scarica il dossier adriatico da svelare_web