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IN VENDITA SU EBAY L’ULTIMO PESCE DELL’ADRIATICO. APPELLO DI 16 ORGANIZZAZIONI AL MINISTRO BELLANOVA PER L’ISTITUZIONE DI UNA FRA NEL CANALE DI OTRANTO

Ebay ultimo pesce

Roma, 16 dicembre 2019- E’ l’ultimo pesce rimasto in Adriatico. Chi proprio non può rinunciare al menù di pesce della vigilia di Natale, può acquistarlo, da oggi, su ebay a 3000 euro. A lanciare la provocazione è l’organizzazione ambientalista MedReAct per ribadire l’urgenza di tutelare il Mediterraneo, e in particolare l’Adriatico, dalla pesca intensiva a cui è sottoposto da decenni. Metodi invasivi che hanno trasformato in pochi anni il Mediterraneo in un mare desertificato, nel quale quasi l’80% degli stock ittici sono pescati ben oltre i livelli di sostenibilità, mentre l’Adriatico è la regione con la più alta intensità di pesca a strascico al mondo.

Per promuoverne il recupero, 16 organizzazioni, che rappresentano complessivamente migliaia di cittadini italiani, hanno rivolto oggi un appello al Ministro Teresa Bellanova, chiedendole di promuovere l’istituzione di un’area di ripopolamento marino nel Canale di Otranto. Nei prossimi mesi, infatti, il nostro governo dovrà decidere se sostenere o meno l’istituzione della più grande riserva marina del Mediterraneo, situata nel Canale di Otrantouna proposta presentata da MedReAct e dall’Adriatic Recovery Project alla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM) già nel 2018. In quest’area si trovano infatti importanti habitat per diverse specie commerciali, come il gambero rosso, il gambero rosa, il nasello e il gattuccio boccanera, alcune fortemente sovrasfruttate e rare specie vulnerabili, come i coralli bianchi e il corallo bamboo, che se tutelati potrebbero contribuire al  ripopolamento dell’Adriatico.

Nel 2017 una misura simile venne introdotta dalla CGPM in centro Adriatico, con l’istituzione della prima zona di ripopolamento ittico (Fish Recovery Area, FRA) dell’Adriatico. I risultati del piano di monitoraggio indicano una ripresa sorprendente della biomassa di scampi e naselli, più che raddoppiata in meno di due anni dall’istituzione  della FRA. Oggi la FRA della Fossa di Pomo costituisce un caso internazionale di buona pratica, citata come modello da replicare per raggiungere l’obiettivo, sancito dalla Dichiarazione di Malta, MedFish4Ever, di costituire una rete di FRA in tutto il Mediterraneo entro il 2020.

“Ci auguriamo che la Ministra Bellanova voglia ascoltare l’appello di tante organizzazioni e si attivi per la tutela dell’Adriatico cogliendo questa opportunità, per  offrire un futuro alle risorse ittiche e alla pesca sostenibile” ha dichiarato  Domitilla Senni  di MedReAct.

Contestualmente è partita la petizione (su change.org): Non ci saranno più pesci! Stop allo sfruttamento del mare Adriatico!: http://chng.it/vsThGBTTn2

ebay link:https://tinyurl.com/rfgugwe

Queste le organizzazioni che hanno aderito  all’appello:

AdriaPAN, Adriatic Recovery Project, AMP Porto Cesareo, AMP Torre Guaceto, Associazione Magna Grecia, Associazione Puglia&Mare,Centro Recupero Tartarughe Marine – Museo di Storia Naturale del Salento (MSNS), Centro Studi Cetacei, Coppula Tisa, GAL Alto Salento, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, MedReAct, Porto Museo di Tricase, Reef Check Italia

“The sea spoke to us and we should had listen”. The fishermen call at the Global Seafood Expo, Brussels 7-9 May 2019

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Rachele Andrioli

“The sea spoke to us. Had we  listened  we would not have reached this point”. What rises from the Italian Apulian fishermen is a desperate call about the Adriatic  fish crisis.  Mauro Lo Popolo, a former fisherman from the  traditional fishing port of Bisceglie,  is not the only voice. According to Rocco Cazzato, a small scale fisherman from Tricase “50 years ago, 200 meters of fishing net were enough to make the day, today you need at least 2 kilometers “. According to fisherman Leonardo Lo Popolo  “technology improvements had help us but at the expenses of the marine environment. We catch undersize  fish and this is not good because we never let the sea to rest ”. 

The strong voices of the Apulian fishermen on  the depletion of the Adriatic Sea are  soundtracking the Global Seafood Expo, the world’s largest fish trade fair, which is held in Brussels on 7- 9 May, 2019. Here, in the Italian Pavilion, extracts from the documentary “Even fish cry“, produced  by MedReAct and the Adriatic Recovery Project, are  screened. The documentary  tells the call of fishermen, scientists and activists , and their solutions for the preservation of one of the most exploited seas in the Mediterranean.

One solution to counteract the depletion of the Adriatic Sea is the  establishment of Fishery Restricted Areas, acting as a vital reserve for the recovery of marine biodiversity and fish stocks.

According to Domitilla Senni from MedReAct “The EU has now the opportunity to support  the establishment of a Fisheries Restricted Area in the Adriatic Otranto Chanel, where key habitats of fish species are found, as well as rare coral and gorgonian colonies. A proposal to this end is now being considered by the General Fisheries Commission for the Mediterranean. We ask Commissioner Vella not to let the fishermen call go unheard and support this proposal”.

Even  fish cry” –  documentary

Directors: Francesco Cabras – Alberto Molinari Production: MedReAct, Adriatic Recovery Project, GANGA Music: Rachele Andrioli, Dario Muci, Valerio Daniele, Francesco Raganato, Francesco Cabras, Sante Rutigliano.

Full version: https://vimeo.com/305958507

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=BRt6-l3YSt4

Pesce il Venerdì Santo ancora per poco. Il Mediterraneo si sta svuotando. MedReAct: istituire zona di restrizione alla pesca nel Canale di Otranto.

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Roma 19 aprile 2019 – Il Venerdì santo, si sa, si mangia pesce. Secondo un’ indagine firmata Coldiretti/Ixè, lo fa il 68% degli italiani, cioè quasi sette su dieci. Tutti, probabilmente, Inconsapevoli, che nel frattempo la pesca eccessiva sta svuotando il mare
La maggior parte del nostro pescato proviene dal Mare Adriatico che, da solo, sostiene il 50 % della pesca italiana e che si sta esaurendo sempre più velocemente sotto il peso di questo continuo sfruttamento a cui è sottoposto da decine e decine di anni insieme all’impatto comulativo di inquinamento e cambiamenti climatici

A confermare la gravità della situazione arriva un rapporto recentemente pubblicato dalla Commissione europea che ci dice che l’87% degli stock ittici mediterranei oggetto di studio risulta soggetto a una pesca insostenibile. Il rapporto STECF conclude che gli stock del Mediterraneo e del Mar Nero sono in forte depauperamento.
Per contrastare l’esaurimento della risorse ittiche si devono costituire delle aree di restrizione alla pesca, che consentano di creare delle riserve in cui i pesci possano riprodursi e crescere per ripopolare il mare
Dove questo è stato fatto gli stessi pescatori hanno percepito l’effetto positivo: e cioè l’aumento delle catture al di fuori delle riserve. A dimostrazione che il mare, se lasciato in pace, ha un formidabile potenziale di recupero.
L’esempio a noi più vicino è quello della Fossa di Pomo, in centro Adriatico, dove da poco più di un anno è stata istituita una Zona di restrizione alla pesca (Fishery Restricted Area) e dove, a detta degli stessi pescatori, e con loro soddisfazione, le catture di nasello intorno all’area sono molto aumentate.

“Considerato il risultato positivo di questa chiusura, la politica italiana dovrebbe avere il coraggio – dice Domitilla Senni di MedReActe coordinatrice della campagna internazionale Adriatic Recovery Project – di  sostenere la creazione di  una Zona di restrizione alla pesca anche nel canale di Otranto, dove oltre a importanti  habitat per le specie ittiche si trovano anche coralli bianchi di profondità e colonie del rarissimo corallo bamboo.”

 

The Adriatic fishing pulse

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ANCHE I PESCI PIANGONO

Il documentario narra, attraverso interviste e riprese condotte nelle principali marinerie della Puglia, le trasformazioni dell’Adriatico, un mare che fino a pochi decenni fa custodiva una grande ricchezza in biodiversità e che oggi si ritrova impoverito e malato. A raccontare questa parabola sono i suoi protagonisti. Coloro che il mare lo hanno vissuto e amato: pescatori che vivono in prima persona la crisi della pesca, ricercatori che ne rilevano con preoccupazione i cambiamenti, attivisti e funzionari di parchi e riserve, che conducono azioni di tutela. Questo racconto del mare è diviso in capitoli scanditi dalla presenza e dalle straordinarie interpretazioni dal vivo di Dario Muci, cantore e ricercatore etnomusicale, e Rachele Andrioli, una tra le più belle voci del Mediterraneo.

Regia: Francesco Cabras, Alberto Molinari
Ideazione: Domitilla Senni
Musicisti: Rachele Andrioli, Dario Muci,Valerio Daniele
Produzione: MedReAct Adriatic Recovery Project – GANGA