Stati Generali della pesca a Catania: Per salvare la pesca del Mediterraneo bisogna prima ricostituire gli stock ittici e risanare gli ecosistemi marini

Roma, 26 ottobre 2021 – Mentre a Catania negli Stati Generali della Pesca del 26 e 27 ottobre il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e le associazioni di settore discutono sul futuro della pesca italiana, il nostro mare registra tassi di sovra-sfruttamento delle risorse ittiche tra i più alti al mondo.  

Solo in Adriatico lo sforzo di pesca per la pesca a strascico dovrebbe essere ridotto del 60% per raggiungere la soglia di sostenibilità prevista della Politica Comune della Pesca. 

Per il Mediterraneo nordoccidentale, invece, l’Unione europea ha introdotto dal 2020 una progressiva riduzione del 40% della pesca a strascico di Italia, Francia e Spagna entro il 2025. 

Misure che pur essendo osteggiate dal settore della pesca professionale, sono però di vitale importanza per frenare la pressione sulle risorse marine, soprattutto quelle di particolare interesse commerciale.

Il degrado degli ecosistemi marini e l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche è una preoccupazione crescente nel Mediterraneo. Basti pensare che il 75% degli stock ittici sono pescati ben oltre i livelli di sostenibilità, e la pesca causa un impoverimento del 93% della biodiversità marina (IUCN, 2020). 

“Auspichiamo che gli Stati Generali della Pesca siano un’occasione per affrontare la questione centrale della pesca eccessiva che sta minando ed esaurendo le risorse da cui dipende, e per proporre alternative concrete per la loro tutela” – hanno dichiarato i rappresentanti di Legambiente, MedReAct, Marevivo e WWF. 

 È necessario trovare un equilibrio tra la salvaguardia delle risorse ittiche, la conservazione degli ecosistemi marini e la sostenibilità socio-economica della pesca. 

In una prospettiva di lungo termine riteniamo che sia di fondamentale importanza garantire il raggiungimento degli obiettivi della strategia europea sulla biodiversità per il 2030, in particolare per quanto riguarda la protezione del 30% delle acque europee, di cui il 10% protetto in modo rigoroso.

“Ci auguriamo vivamente che a Catania si affrontino questi temi cruciali – concludono le associazioni – e che si decida seriamente di invertire la rotta in un confronto allargato anche alle organizzazioni impegnate a tutelare il futuro del Mediterraneo e delle sue risorse”. 

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