Ti sei mai chiesto da dove proviene il pesce che mangi?

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Sappiamo davvero cosa mangiamo? Ed è interamente tracciabile il percorso di un prodotto ittico prima che finisca nei nostri piatti? Ogni anno  26 milioni di tonnellate di prodotti ittici – più del 15 per cento della produzione annua mondiale  – sono pescate in illegalmente, un business valutato tra i 10 e i 23.5 miliardi di dollari[1]. Secondo uno studio pubblicato su Nature[2], negli ultimi 50 anni sono scomparse dal Mediterraneo il 34% delle popolazioni ittiche, mentre il rimanente 93% è soggetto a sovrasfruttamento. Sempre secondo Nature[3], oggi il 54% del prodotto pescato nel Mediterraneo proviene dalla pesca illegale realizzata anche con reti derivanti, bandite dall’Unione Europea sin dal gennaio 2002.

Questo scenario allarmante rischia di compromettere la produttività dell’intero settore, anche perché scoraggia chi pratica la pesca in modo onesto e responsabile. L’Italia, dove i sequestri di pesce pescato illegalmente sono molto frequenti, è uno dei paesi chiamati in causa. Lo scorso aprile le autorità di controllo hanno sequestrato 200 kg di novellame di sarda (bianchetto) e alcuni esemplari di tonno rosso e di pesce spada  nei centri di distribuzione all’ingrosso di Riposto, in provincia di Catania. Il 21 marzo in Calabria, a Villa San Giovanni, sono stati sequestrati oltre mille chili di bianchetto e 91 chili di gamberi,   e non si tratta di casi isolati.   Ogni anno sono centinaia le operazioni di contrasto alla pesca illegale da parte delle forze dell’ordine e imponenti i quantitativi di pesce sequestrati.

Quindi esiste un problema da affrontare, come ha fatto il governo nei mesi scorsi inasprendo le sanzioni alla pesca illegale con la legge 154. La Commissione Agricoltura della Camera però sta ora valutando se intervenire per escludere dalle sanzioni le catture accidentali o accessorie, anche quando effettuate con attrezzi non consentiti e quindi illegali. Si tratterebbe di un arretramento  inaccettabile. Senza misure dissuasive, la battaglia contro l’illegalità nella pesca è persa in partenza.

Ma come si comportano i nostri vicini?

A partire dagli anni 2000, la Spagna ha intrapreso un percorso di lotta alla pesca illegale, imponendo limitazioni e incrementando le sanzioni per i comportamenti illeciti. Un provvedimento varato nel 2014[5] accoglie integralmente il regolamento dell’Unione europea sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN)[6], che impone a tutti gli Stati membri di sanzionare i propri cittadini, i pescherecci e le organizzazioni coinvolte in attività di pesca INN in qualsiasi mare del mondo e sotto qualsiasi bandiera, comprese le bandiere di comodo (flags of convenience) e le società “guscio” operanti nei paradisi fiscali. Le autorità spagnole hanno finora comminato multe per un totale di quasi 18 milioni di euro, cifra mai raggiunta in nessun paese europeo per la pesca INN[7].

Nel luglio 2014 la Francia ha introdotto nuove misure[8] per le infrazioni più gravi, come la falsificazione della registrazione del peschereccio (un anno di carcere e 75.000 euro di multa), l’ostruzione all’attività degli ispettori (sei mesi di carcere e 15.000 euro di multa), le operazioni di pesca congiunta con pescherecci coinvolti in attività INN (fino a un massimo di 22.500 euro), con pescherecci privi di bandiera o con bandiera di comodo.

Le autorità europee chiedono a tutti gli Stati membri di seguire l’esempio di Spagna e Francia e l’Italia è certamente tra i paesi che dovrebbero fare tesoro di questa sollecitazione piuttosto che  ridurre le sanzioni. Per combattere la pesca illegale servono norme chiare e misure dissuasive, come multe salate e sistemi che impediscano a chi pesca illegalmente di accedere ai contributi pubblici. Non a caso la conferenza ministeriale di Malta sulla pesca mediterranea dello scorso 30 marzo ha ribadito chiaramente la volontà degli stati rivieraschi e dell’Unione europea di eliminare la pesca illegale entro il 2020. Forse solo allora, se questi impegni saranno mantenuti, saremo più sicuri sulla provenienza del pesce sulle nostre tavole.

[1] Agnew D.J., Pearce J., Pramod G., Peatman T., Watson R., Beddington J.R., et al. (2009) Estimating the Worldwide Extent of Illegal Fishing. PLoS ONE 4(2): e4570. doi:10.1371/journal. pone.0004570

[2] Piroddi, C. et al. Historical changes of the Mediterranean Sea ecosystem: modelling the role and impact of primary productivity and fisheries changes over time. Sci. Rep. 7, 44491; doi: 10.1038/srep44491 (2017)

[3] Pauly, D., Zeller, D., 2016. Catch reconstructions reveal that global marine fisheries catches are higher than reported and declining. Nature Communications 7.

[5] Art.106 legge 33/2014 del 26 dicembre, che modifica la legge 3/2001 del 26 marzo in materia di pesca marittima dello Stato.

[6] Regolamento (CE) N. 1010/2009.

[7] The EU IUU Regulation Building on success EU progress in the global fight against illegal fishing, febbraio 2016.

[8] Legge 2014-1170 del 13 ottobre 2014 (articolo L945).

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