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Comunicato Stampa

Fossa di Pomo, ambientalisti: no alla pesca in una delle zone più vulnerabili dell’Adriatico

Legambiente, Marevivo, MedReAct e WWF: bene l’interrogazione di Realacci a Martina

Tempo di lettura: 2 minuti

13 ottobre 2016 - Ieri greenreport.it dava notizia di un’interrogazione parlamentare del presidente della commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, rivolta al ministro delle politiche agricole Martina dopo che il suo ministero aveva parlato di una possibile riapertura della pesca a strascico nella zona più importante per la tutela e il recupero degli stock ittici dell’Adriatico: la Fossa di Pomo. Parte della Fossa di Pomo era stata chiusa alla pesca nel 1998 grazie all’istituzione di una Zona di tutela biologica (Ztb), divieto sancito nuovamente nel 2009.

Già l’estate scorsa Legambiente, Marevivo, MedReAct e WWF avevano lanciato un appello internazionale a salvaguardia della Fossa di Pomo, «zona di importanza strategica per il futuro della pesca perché lì si trovano le aree di riproduzione (nursery) del nasello e degli scampi, più importanti di tutto l’Adriatico», ma secondo le associazioni ambientaliste «Il divieto di pesca non è stato applicato, lasciando che la pesca a strascico in particolare, continuasse indisturbata fino a luglio 2015.

Le misura per limitare la pesca a strascico

Lo scorso anno dopo anni di inadempienza, il Ministero ha finalmente introdotto misure per prevenire la pesca a strascico e tutelare le importantissime nursery della Fossa Pomo. Le misure in vigore potrebbero ora non essere rinnovate consentendo la riapertura della pesca a strascico già dal prossimo 16 ottobre a discapito del recupero di stock fortemente decimati dalla pesca eccessiva».

Infatti Realacci nella sua interrogazione parlamentare chiede al ministro «se non ritenga opportuno piuttosto applicare e finalmente rendere definitivo il divieto di pesca a strascico nell’area della Fossa di Pomo, dal momento che l’Adriatico centro-settentrionale è una delle zone più importanti per il settore della pesca nazionale, ove lo sfruttamento di nasello e scampi è ben oltre la soglia di sostenibilità e gli stock rischiano il collasso.

Si chiede inoltre se il Ministro non intenda estendere il divieto di pesca anche ai palangari, le cui attività nella Fossa di Pomo sono fortemente aumentate dal luglio 2015 a danno dei riproduttori di nasello. Ed infine sulla base di quale criterio scientifico si giustifichi l’eventuale ripresa della pesca demersale nella più importante area di nursery di specie ad alto valore per il futuro della pesca in Adriatico».

Le associazioni ambientaliste sottolineano che «La mancata applicazione del divieto di strascico nella Ztb della Fossa di Pomo solleva interrogativi sulla responsabilità del ministero e degli organi di controllo. Sarebbe invece cruciale proteggere efficacemente questa area sia per la tutela della biodiversità che per affrontare l’attuale crisi delle risorse alieutiche del Mare Adriatico e del Mediterraneo, anche nell’ottica di un rinnovato slancio della cooperazione tra Italia e Croazia, premessa necessaria alla ricostruzione degli stock ittici dell’area».

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