ESAURITO IL PESCE DELL’UNIONE EUROPEA PER IL 2014

fish dependacy 2014Dall’11 luglio gli europei mangeranno pesce proveniente da mari extracomunitari.

Uno studio condotto dal New Economic Foundation (NEF) rivela il grado di dipendenza dei paesi dell’Unione Europea rispetto al pesce pescato fuori dalle acque comunitarie.

L’ultimo aggiornamento del rapporto di NEF “Fish Dependence” dimostra come, nonostante il potenziale produttivo dei mari dell’Unione europea, circa un pesce su due consumato nel continente provenga da mari lontani. Ormai gli europei pescano e consumano ben più di quanto i propri mari riescano a produrre, perdendo così ingenti benefici economici che deriverebbero dal recupero degli stock ittici.

Nel 2014, la dipendenza dall’estero di prodotti ittici inizia con tre settimane di anticipo rispetto al 2000, mentre dal 2008 si registra una lieve inversione di tendenza con una riduzione della dipendenza di sei giorni. Benche’ quest’ultimo trend sembrerebbe indicare che nelle nostre acque la pressione della pesca eccessiva si stia allentando, gli ultimi dati della Commissione europea sull’Atlantico nord orientale mostrano un aumento della sovrapesca nell’ultimo anno, mentre nel Mediterraneo, con il 95% degli stock sovrasfruttati siamo ormai in allarme rosso.

Cosi’, nonostante disponga di alcune tra le più vaste e ricche zone di pesca al mondo, l’UE continua a soffrire di pesanti carenze e inefficienze nella gestione della pesca.

“Gli stock europei rendono molto meno di quanto potrebbero se fossero sfruttati in maniera sostenibile ” – ha dichiarato Fernanda Balata della New Economic Foundation – “eppure i consumi in Europa rimangono alti. L’analisi della Commissione europea dimostra che per fermare la pesca eccessiva e’ ancora necessario il forte impegno di tutti i Paesi europei” . Il recupero degli stock e la rimodulazione dei consumi verso forme più sostenibili può produrre 100.000 nuovi posti di lavoro nel settore e un aumento delle catture in grado di sostenere i consumi annuali di pesce di 100 milioni di cittadini UE.

“Con la riforma della Politica Comune della Pesca dello scorso anno, i paesi dell’UE devono cogliere l’occasione per invertire la rotta e gestire gli ecosistemi marini nell’interesse di tutta la società, promuovendo piani di gestione della pesca che conducano ad un rapido ripopolamento degli stock nel Mediterraneo e nel resto dei mari europei. Il semestre italiano all’UE rappresenterà un banco di prova per verificare l’impegno dell’Italia in questa direzione” ha concluso Domitilla Senni di MedReAct.

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